Se siete dei bravi bambini e ci seguite anche su YouTube, avrete di certo sentito le considerazioni del buon Naares riguardo alla conferenza di presentazione di PS5. Personalmente condivido tutti i dubbi e le perplessità da lui espresse sulla console e sui servizi annessi, anche a causa di una certa vacuità di Sony che sembra ormai abituata a parlare esclusivamente in linguaggio fuffa-marketing per confondere i bimbi nutella.

Non si sa niente riguardo al gioco online, poco e niente sulla retro-compatibilità, ancora meno sulla questione direi fondamentale del prezzo. Sappiamo però che il fantasmagorico SSD farà girare tutti i giochi in quattro cappa centosessantacinque effeppìesse con rei treising al massimo. E scusate se è poco. Come dite? Si parla già di titoli che permetteranno di scegliere tra 4K 30 e risoluzioni inferiori con 60 fps? Sciocchezze, sottovalutate l’immensa potenza del disco a stato solido.

Più fumo che arrosto

Comunque, tornando seri, a me la conferenza su PS5 non è piaciuta. Anzi, mi ha annoiato parecchio. Tra tutti i giochi mostrati soltanto Demon’s Souls ha saputo trasmettermi qualcosa, ma stiamo pur sempre parlando della riedizione di un’esclusiva PS3. Sarebbe stato più allettante proporre un sequel o uno spin-off, ma sappiamo bene che ormai Sony con gli sviluppatori giapponesi non ha proprio nulla da spartire.

Con Poliphony rimasta ancorata a Gran Turismo, serie di nicchia dagli alti e bassi, e Japan Studio finita ad occuparsi di progetti VR di serie B, il portfolio nipponico della nuova Sony californiana è a dir poco desolante. Atlus, SEGA, FromSoftware, Kojima, Square Enix, Capcom, Platinum e Namco, tra gli altri, hanno smesso di sviluppare esclusivamente su PlayStation rendendo peraltro disponibili vecchie esclusive su Switch, PC e persino Xbox.

È un segno dei tempi, considerando che oggi a Sony interessa prevalentemente raggiungere un target diverso rispetto al passato. L’acquisizione di studi come Insomniac e Sucker Punch dimostra la volontà di vendere soprattutto in Nord America, a un audience assuefatto dai vari Fortnite e Call of Duty, gente che non toccherebbe un JRPG nemmeno con un bastone. Cos’è che tira oggi? Battle Royale e open world tecnicamente avanzati pieni di attività fuffa, con storie e personaggi blandi, poco empatici e politicamente corretti.

ps5

PS5: esclusive sì, esclusive no

Le esclusive Sony fatte con lo stampino ne sono un chiaro esempio. Spiderman, Horizon, Days Gone, Ghost of Sushi e via dicendo hanno tutti gli stessi denominatori comuni. Grafica pompata, mondi enormi, gameplay standardizzati: niente che esca dagli schemi. God of War è forse l’unico a spiccare, alla luce di una struttura più focalizzata sulla qualità che sulla quantità, ma pecca a mio avviso in molteplici ambiti come comparto narrativo, bilanciamento e varietà dei nemici.

Cambierei tutta la vita qualsiasi titolo citato qui sopra con un Persona 5 o un Bloodborne. E sì, mi ritengo un videogiocatore dai gusti molto ricercati. Se venite a dirmi che Horizon è un capolavoro (alcuni sostengono sia meglio di Red Dead Redemption 2, grasse risate) mi dispiace dirlo ma non riuscirei a prendervi sul serio. Allo stesso modo in cui ricoprivo di pernacchie quella carrellata di indie mediocri annunciati durante la conferenza. Non me ne vogliano gli sviluppatori ma sarebbe stato più azzeccato mostrarli al PC Game Show piuttosto che alla presentazione di PS5, visto anche che la stragrande maggioranza di quei titoli sarà multi piattaforma.

Nausea and shudder

Per carità, qualcosina di vagamente interessante c’era pure. Solo che poi spuntano fuori notizie del tipo “Little Devils Inside censurerà il design di alcuni personaggi ritenuti razzisti” e ti passa la voglia di vivere. Nello specifico si tratta di tribù indigene dalla pelle nera che verranno probabilmente sbiancate e private di lineamenti somatici caratteristici africani perché… boh. Qualche malato mentale anti-libertà di espressione si è lamentato su Twitter.

Mi sta venendo la nausea, quindi parliamo d’altro. Sapevate che Sony ha comprato diverse esclusive temporali di multi piattaforma (tra cui il Kickstarter di Little Devils Inside) in pieno stile Timoteo Maiali? Il concetto è che se non ho esclusive decenti mi basta rubare quelle altrui. Non che abbiano speso chissà quali cifre, intendiamoci, ma una manciata di indie politicamente corretti con donne nere lesbiche come protagoniste sarà disponibile su PS5 in anticipo di mesi o anni. Tanta gioia, tanto sollazzo. Però la nausea non mi è ancora passata.

PS5: due conti in tasca

E allora cerchiamo di trarre delle conclusioni. La conferenza Sony su PS5 mi ha deluso parecchio, e pensate che partivo già con il freno a mano tirato. Sperare in una rinascita all’insegna della qualità e del Sol Levante era effettivamente utopico, e il fatto che sia stato annunciato il remake di Demon’s Souls non cambia per nulla le carte in tavola. Di motivi per acquistare una PS5 non se ne vedono proprio all’orizzonte, non solo dalla prospettiva di un giocatore PC (e Switch) ma da utente PS4.

Spendere dai 500 ai 700€ (se non di più) per un SSD è a dir poco folle e se si desidera il 4K nativo a 30fps in ambito console c’è già Xbox One X che svolge il suo lavoro in modo egregio, a circa 300€ e con tanto di Game Pass, X-Cloud, Smart Delivery e quant’altro. Ovviamente ognuno è libero di spendere i propri soldi come meglio crede, quindi se vi piacciono i case Alienware di fascia bassa e avete a disposizione una stanza insonorizzata con tanto di impianto antincendio date pure fiducia a Sony e a PS5. Io, intanto, mi godo la versione Steam di Persona 4 Golden mentre attendo Paper Mario. Alla salute.