R-Type Dimensions III ha un problema abbastanza semplice: sotto c’è ancora R-Type III, quindi un gran gioco; sopra, però, c’è una rimasterizzazione arrivata sul mercato con troppa poca cura. E questo, per un titolo del genere, pesa parecchio. Non stiamo parlando di un gioco qualsiasi da recuperare per curiosità. R-Type III: The Third Lightning è uno shmup storico, cattivo, preciso, costruito su memoria, posizionamento, controllo della Force e una certa disponibilità a farsi prendere a schiaffi finché non si impara davvero la struttura dei livelli. Dimensions III prova a riportarlo oggi con grafica 3D, musica riarrangiata, modalità Infinite, co-op locale, classifiche online e possibilità di passare tra vecchia e nuova presentazione. Sulla carta, tutto molto bello. In pratica, il pacchetto è molto meno solido di quanto avrebbe dovuto essere.
Il gioco è stato rilasciato su PC Windows tramite Steam, PS5, Xbox e Switch il 18 Maggio 2026. I publisher del gioco – ININ e Tozai Games – ci hanno fornito una chiave di attivazione per Steam per poter procedere con la nostra analisi.
La base resta potente. R-Type è, da tradizione, un’esperienza piuttosto ragionata. Si procede studiando lo stage, scegliendo il tipo di Force, capendo quando tenerla attaccata alla nave e quando lanciarla in avanti, imparando dove arrivano i nemici e quali trappole stanno per rovinare la partita. Chiede memoria e sangue freddo, non solo riflessi.
I livelli hanno ancora quella cattiveria vecchia scuola che, nel bene e nel male, definisce R-Type. I boss fanno male, le sezioni avanzate diventano rapidamente una sequenza di macchinari che schiacciano, lava, nemici corazzati e via dicendo. R-Type III resta quello che era: un classico importante, con un’idea molto chiara del rapporto tra sfida e punizione.
La modalità Infinite prova a rendere il tutto più accessibile, con vite illimitate e respawn meno punitivi. È comoda, soprattutto per chi vuole vedere la fine senza rimbalzare per ore contro lo stesso checkpoint. Toglie parte della frustrazione, però non costruisce davvero una via intermedia intelligente tra la modalità classica, che ti prende a schiaffi, e una scorciatoia che rischia di svuotare parte della tensione. Per una riedizione moderna sarebbe servito qualcosa di più.
Dimensions III consente un cambio al volo tra grafica originale e nuova grafica 3D. In teoria è una funzione perfetta: chi vuole restare sui pixel può farlo, chi vuole vedere il rifacimento passa alla versione moderna in un attimo. Il problema è che la nuova veste non è solo una questione di gusto. In diversi passaggi peggiora proprio il gameplay e la chiarezza dello schermo, che per uno shmup è una roba abbastanza grave.
La grafica 3D ha momenti riusciti, ma spesso sembra troppo lucida, come se avesse una patina plastificata. Effetti, particelle, fondali e profondità visiva finiscono per mettere rumore dove servirebbe pulizia. Il risultato è che in certe sezioni diventa meno chiaro cosa sia sfondo, cosa sia ostacolo, cosa sia proiettile e cosa sia morte istantanea. In un genere dove la lettura dello schermo è metà del gioco, questo diventa un problema di design.

Ed è qui che il remake si complica da solo. Puoi anche rifare un modello in modo poco elegante, puoi avere texture non memorabili, puoi scegliere una direzione artistica discutibile. Pazienza. Ma se il rifacimento rende più difficile capire cosa ti sta colpendo, allora non sta valorizzando l’originale, ma peggiorando l’esperienza.
C’è anche il discorso tecnico. In alcune sezioni la grafica enhanced mostra cali, lag o una risposta meno precisa, mentre tornare alla visuale originale tende a rendere tutto più agevole. Non esattamente il massimo per una riedizione che dovrebbe vendere proprio il rifacimento visivo.
Anche l’audio lascia parecchi dubbi: effetti deboli (alcuni veramente fastidiosi), mix poco convincente, suoni che non hanno il peso giusto e alcuni elementi iconici che sembrano meno incisivi di quanto dovrebbero. A questo si aggiungono bug visivi, hitbox non sempre facili da giudicare in 3D e opzioni di controllo che avrebbero meritato più flessibilità. Il quadro generale è quello di una conversione con buone intenzioni, ma anche troppi spigoli per presentarsi come edizione definitiva.
Il prezzo peggiora tutto. Il gioco base costa 34,99€, con edizioni più costose e contenuti separati come soundtrack e artbook. Se fai pagare parecchio un recupero storico, devi arrivare pulito. Non perfetto, magari, ma solido. Qui invece il gioco originale resta il motivo principale per cui Dimensions III ha ancora senso, mentre il lavoro nuovo sembra la parte da cui difendersi.
Verdetto
R-Type Dimensions III, oggi, è consigliabile solo a condizioni molto precise: bisogna amare gli shmup duri, voler recuperare R-Type III su piattaforme moderne e accettare una riedizione fragile, non la versione definitiva che questo classico meritava. Il gioco originale resta forte, cattivo e ancora affascinante, e la presenza di Infinite Mode, grafica originale selezionabile e qualche extra dà comunque valore al pacchetto; però la grafica 3D peggiorativa, audio debole, bug e costo elevato rendono l’acquisto a prezzo pieno difficile da consigliare. I fan possono tenerlo d’occhio, magari dopo patch e sconto; chi cerca il modo migliore per giocare questo classico, al momento, farebbe bene a non avere fretta.
