L’ondata di successo ottenuta dalle visual novel della serie Science Adventure, almeno in Giappone, è stata travolgente. In particolare i capitoli che più hanno catturato l’interesse del pubblico sono stati quelli di Steins;Gate, vendendo da soli oltre un milione di copie. L’adattamento anime ha poi contribuito ad accrescerne la popolarità anche in occidente, dove il genere non gode certamente della stessa rilevanza rispetto al paese natio ma ha comunque saputo ritagliarsi una fetta di appassionati grazie alla sua altissima qualità narrativa e al carattere brillantemente originale.
Oggi ci occupiamo del quinto episodio, del sequel dell’opera uscita nel 2009: parliamo di Steins;Gate 0, ultima entry nel filone dedicato alle disavventure temporali di Okabe Rintarou, Makise Kurisu e tutti gli altri membri del celebre laboratorio al centro di Akihabara.
Naturalmente, come in ogni recensione di visual novel, cercheremo di evitare odiosi spoiler. In ogni caso vi consigliamo di continuare la lettura solo se avete già finito il primo gioco o guardato l’anime.

Steins;Gate 0

Uscita 25 Novembre 2016
Lingua Inglese
Piattaforme PS4, PSV
Versione recensita PS4
Prezzo al lancio 49,99€

Iniziamo col dire che Steins;Gate 0 è un sequel a metà. Questo perché la narrazione non segue la vera conclusione delle vicende, bensì un finale alternativo. In esso, Rintarou aveva deciso di rinunciare a salvare Kurisu ed era rimasto nella linea temporale Beta insieme a Mayuri.
Aver ucciso la sua assistente per errore nella linea Alpha lo aveva traumatizzato. Di conseguenza da quel momento, anche a causa della contrazione di PTSD, ogni ricordo dei viaggi nel tempo era finito nel dimenticatoio forzato, le suppliche di Suzuha rimaste inascoltate e l’alter ego Hououin Kyouma improvvisamente accantonato. A una prima occhiata, le premesse sembrano davvero deprimenti, quasi irredimibili. Vediamo Rintarou condurre una vita normale, impegnato da mattina a sera in università, tra lezioni e convegni a sfondo scientifico.

Niente lascia presagire un capovolgimento della situazione di piattezza, finché un giorno non appare sulla scena un personaggio molto particolare, una ricercatrice straniera dal nome giapponesissimo, Hiyajo Maho. La giovane scienziata illustra a Rintarou il progetto orgoglio del suo laboratorio, un’intelligenza artificiale di ultima generazione chiamata Amadeus. Essa si basa sulla rielaborazione delle memorie degli esseri umani agendo come una sorta di hard disk esterno del cervello. In poche parole è possibile caricare una copia della memoria di un soggetto su un computer in grado di ricrearne accuratamente la personalità e l’aspetto fisico convertendo in dati gli impulsi nervosi, in maniera simile alle D-Mail nel primo capitolo. Le cose si fanno ancora più interessanti quando si scopre che Maho conosceva bene Kurisu ed è inoltre in possesso del backup dei suoi ricordi antecedenti al viaggio in Giappone.

Da lì in avanti sarà un susseguirsi di avvenimenti molto intensi, narrati da diverse prospettive in modo rapido e conciso. Scordatevi le lunghissime e noiose digressioni gaddiane utili solo ad annacquare la durata complessiva della storia precedente: qui c’è costanza. Nonostante la quarantina di ore necessarie a raggiungere i ben 6 finali, soltanto una minima parte dei dialoghi appare superflua. Abbiamo apprezzato la scelta degli sceneggiatori di preferire uno stile incalzante e talora caotico a quello fin troppo prolisso adottato in passato.
Un’altra differenza con l’originale Steins;Gate è che in 0 i toni sono decisamente meno umoristici e rilassati.

Steins;Gate 0

Non manca di certo il comic relief dato dalla bizzarria di Daru, Faris ed il resto dell’ottimo cast, sia chiaro. Del resto anche qui il character design non fatica a splendere, persino nel caso dei nuovi arrivati. Tuttavia la drammaticità di molte situazioni pervade l’intera storia, che peraltro abbraccia con estrema elasticità eventi passati e futuri. L’intreccio risulta ben articolato e nel suo complesso abbastanza coinvolgente per gran parte della durata del gioco. Peccato solo per la natura dell’ultimo finale, quello segreto, che a un certo punto nella storia diverrà talmente scontato da lasciare un pizzico di amaro in bocca. Intenso ed emozionante, per carità, però a conti fatti incredibilmente prevedibile.

A ciò si somma la meccanica a nostro parere poco furba con cui il giocatore decide il percorso da seguire. Un messaggio insignificante su RINE (applicazione di messaggistica sullo smartphone di Rintarou) può determinare il raggiungimento di uno o l’altro finale, allo stesso modo di una chiamata accettata o rifiutata. Pur essendo concettualmente intrigante, tale sistema nell’atto pratico si rivela unicamente fastidioso e confusionario. Prestate quindi la massima attenzione alle notifiche ricevute e salvate spesso in slot differenti per riparare eventuali errori.
L’aspetto nerd, invece, ci ha soddisfatti appieno. Come nel primo capitolo, abbiamo particolarmente apprezzato le innumerevoli citazioni alla scienza e alla cultura pop dell’ultimo ventennio.

Steins;Gate 0

La genialità dell’opera verrà compresa ancora meglio dagli amanti del Sol Levante, specie se hanno visitato Tokyo almeno una volta. Su tutti, i meravigliosi quartieri di Akihabara, Kanda e Ochanomizu vengono raffigurati con un realismo tale da renderli veri e propri personaggi anziché semplici scenari.
Sprite e CG sono stavolta di buona fattura -se escludiamo rare eccezioni come i primi piani sul protagonista-, in più musica e doppiaggio sono diretti senza sbavature in piena tradizione nipponica.
Una nota a parte la merita la localizzazione. Eccellente a livello sintattico, culturale, rispettosa dello script d’origine, attenta alle differenze linguistiche e ai vocaboli intraducibili: pressoché perfetta. Ci siamo sempre lamentati degli adattamenti occidentali dei giochi giapponesi ma qui il lavoro svolto è a dir poco impeccabile. Ci auguriamo che Lensenmayer ispiri tanti altri team addetti alle localizzazioni a migliorarsi mettendo da parte l’imperante postcolonialismo di tendenza.

In sintesi
Steins;Gate 0 conferma quanto di buono visto nel capitolo precedente. Mentre se ne distanzia per toni e tematiche proponendo una storia più adulta e seriosa, riesce a snellirla evitando sezioni pleonastiche e al contempo infarcirla di citazioni alla scienza, alla storia e alla cultura nipponica che siamo sicuri verranno apprezzate dai buongustai. Ottimo il cast, ottima la soundtrack, ottima anche la veste grafica rinnovata grazie ad artwork e CG di pregevole fattura. Meno buona la meccanica delle scelte narrative tramite chat messaggistica, sempre alquanto raffazzonata. Per quanto riguarda il finale segreto e la sua relativa banalità è una questione di punti di vista. Alcuni lo ameranno, altri preferiranno quello del primo Steins;Gate.
Nonostante ciò, il titolo in questione merita di essere giocato da chiunque. Procuratevi il resto della serie, se non l’avete già fatto: l’esperienza, ve lo garantiamo, sarà memorabile.
Valutazione scala 1/10

8.6
+ Sceneggiatura sempre al top
+ Profondo, cupo, più maturo del primo
+ Artisticamente pregevole
+ Oltre 40 ore di gioco e ben 6 finali
– Sistema di scelte ancora confusionario
– Il finale segreto ci ha un po’ delusi

*Recensione basata su una copia promo fornita dal publisher.*