Sephiria arriva nella ressa dei roguelite, prende la struttura di Hades e ci versa dentro una sana dose di caos che non gusta. Proprio il genere dei roguelite è uno dei più inflazionati degli ultimi anni, e troppo spesso capita di imbattersi in produzioni che magari propongono qualcosa di interessante, ma che alla fine non riescono davvero ad emergere, anche a causa di un livello di competizione ormai elevatissimo. Ma Sephiria ce la fa. E alla grande.
Il gioco è uscito fuori dalla fase Early Access raggiungendo la sua versione 1.0 il 31 Luglio 2026, dopo oltre un anno in accesso anticipato. Adesso è disponibile su PC Windows tramite Steam (Verificato su Steam Deck) a un prezzo ufficiale di circa 15 euro. Non sono presenti sottotitoli in lingua italiana. Lo sviluppatore e publisher, Team HORAY, ci ha mandato una chiave di attivazione del gioco per Steam in modo da potervi offrire la nostra opinione.
La storia parte dal Giorno del Destino, quando Bunnyville dovrebbe festeggiare e si ritrova invece condannata alla distruzione. Un piccolo coniglio scende quindi nella torre per impedire che un esercito di demoni massacri il villaggio. Come da tradizione per il genere, ogni fallimento riporta indietro il protagonista, mentre personaggi e avvenimenti sbloccati durante le spedizioni fanno avanzare il racconto. Bunnyville acquista vita man mano che viene ricostruita e la narrazione dà un contesto più chiaro alle discese. I personaggi sono piacevoli e i dialoghi funzionano, pur con qualche incertezza nella consistenza. Il tono è in realtà più cupo di quanto lascerebbero pensare i coniglietti in pixel art, ma purtroppo la sceneggiatura non ha la forza necessaria per reggere il gioco da sola, non aspettatevi una qualità paragonabile ai dialoghi o alla lore di un Hades. Si continua soprattutto sostenuti dal buon gameplay del gioco.
Le aree sono composte da stanze collegate, con ricompense e percorsi da scegliere dopo gli scontri, nulla di nuovo da questo punto di vista. Una volta eliminati i nemici è possibile spostarsi rapidamente fra i punti già visitati, evitando buona parte delle camminate inutili. Il combattimento risponde bene fin dai primi minuti. Lo scatto permette di evitare gli attacchi e la parata perfetta premia il tempismo. Le sei armi presenti modificano davvero l’approccio, sono state sviluppate e implementate con criterio e c’è una certa piacevolezza nel provarle tutte per capire bene verso cosa siamo più portati.
Spada e scudo offrono una base immediata. Pugnali e spadone hanno ritmi diversissimi, mentre le opzioni a distanza consentono di muoversi in modo molto diverso. Ogni arma conta su più rami di potenziamento, per un totale superiore a duecento miglioramenti. Pur non avendole provate tutte, posso dire che il bilanciamento c’è, e che le trasformazioni più importanti si sentono e possono alterare completamente il comportamento di un attacco.
La animazioni sono in larga parte accettabili, permettono di capire tempi e attivare i riflessi per le manovre evasive. Gli effetti indicano cosa stia per colpire e i nemici comuni sono piuttosto chiari nei movimenti e negli attacchi. Nelle difficoltà avanzate ci sono però delle sbavature da segnalare. Alcuni indicatori si confondono quando lo schermo si riempie, e anche le hitbox mostrano qualche incertezza di troppo.

Gli oggetti raccolti durante le run non finiscono in un elenco senza fondo, ma devono essere gestiti in una griglia limitata, accanto a tavolette capaci di potenziare linee o aree specifiche. La posizione conta quanto la qualità dell’oggetto. Un reperto mediocre può completare una sinergia di alto livello, mentre uno più raro rischia di diventare inutile se costringe a smontare tutto il bagaglio.
Riordinare l’inventario è una specie di enigma che viene aggiunto dentro il roguelite. Si spostano oggetti per aumentare il danno elementale o rinforzare la difesa, mentre altri incastri migliorano la velocità. Poi si torna a combattere per verificare se il piccolo capolavoro di logistica produca davvero l’effetto sperato. Nelle run più avanzate si può rimanere fermi parecchio tempo davanti alla griglia. Chi considera ogni menu una seccatura lo vivrà come un rallentamento; per gli appassionati di build è il motivo per cui Sephiria funziona meglio di molti concorrenti.
La libertà non coincide sempre con un bilanciamento perfetto. Diverse configurazioni restano utilizzabili, ma alcune raggiungono la potenza necessaria con meno fatica. Dopo molte ore si tende quindi a riconoscere le soluzioni più efficienti e una parte della sperimentazione lascia spazio all’ottimizzazione.
Alla morte si perdono artefatti e miglioramenti ottenuti nella spedizione, ma gli zaffiri tornano al villaggio. Servono a riparare Bunnyville e ad attirare nuovi abitanti. La ricostruzione offre vantaggi permanenti, insieme a costumi dotati di caratteristiche specifiche. Talenti e strumenti aggiuntivi permettono inoltre di indirizzare meglio le ricompense che otterremo.
Il sistema evita che una serata storta diventi tempo buttato, e questo è un grande punto positivo della produzione. La progressione iniziale può apparire lenta e le prime ore sono piene di informazioni, senza spiegare subito quali combinazioni meritino attenzione. Superato quel passaggio, si procede però in maniera costante.
C’è anche una modalità cooperativa online che supporta fino a quattro partecipanti. Si possono scambiare oggetti e rianimare i compagni, mentre il denaro guadagnato insieme viene gestito individualmente. L’aumento di nemici rende l’azione più confusa, però costruire ruoli complementari apre combinazioni impossibili in solitaria. Sephiria rimane completo anche giocato da soli, ma il multiplayer cambia abbastanza le partite da giustificare la propria presenza.
Sul piano visivo, c’è un bel mix tra personaggi adorabili e ambienti che diventano progressivamente più minacciosi, creando un bel contrasto. Luci ed effetti non pixelati si appoggiano bene agli sprite, rendendo l’immagine più moderna senza cancellarne lo stile squisitamente retro.
L’assenza dell’italiano pesa più del previsto. Gran parte del divertimento dipende dalla lettura degli effetti e delle condizioni necessarie per attivare le sinergie. Basta una conoscenza discreta dell’inglese, ma tradurre mentalmente una parete di statistiche rallenta decisioni che sono già abbastanza complicate.
Verdetto
Sephiria non reinventa la struttura del roguelite e mostra qualche squilibrio quando le build raggiungono livelli assurdi. Il combattimento rimane comunque preciso e la progressione ripaga il tempo investito. Anche la cooperativa aumenta sul serio le possibilità. L’inventario gli dà ciò che mancava e aggiunge un elemento di originalità: rappresenta una ragione concreta per scegliere questo gioco in mezzo a decine di alternative. Team Horay ha trasformato l’esperienza maturata con Dungreed in un titolo molto più personale. La quantità di combinazioni fa il resto e rende difficile mollare.
