Attenzione ! Questo articolo contiente spoiler decisamente invadenti relativi alla prima e alla seconda stagione della serie The Walking Dead di Telltale Games!

La prima stagione di The Walking Dead targata Telltale Games aveva colto un po’ tutti di sorpresa, restituendo al pubblico un’esperienza videoludica altamente drammatica e adattata alle scelte compiute durante il gioco. Confermare il successo della prima stagione dunque è stato compito assai difficoltoso, e per riuscire in questa impresa lo studio sviluppatore ha pensato bene di mettere al centro del progetto la piccola Clementine, personaggio già di per sé estremamente importante nella prima stagione.

Con questo breve approfondimento, allora, cercheremo solo di illustrare alcune scelte più che altro narrative di questa seconda stagione, ripercorrendo a grandi tratti la storia; se quindi non avete terminato il gioco, oppure lo avete terminato ma volete ancora sviscerare tutti i finali e i bivi narrativi, sarebbe meglio segnarsi questa pagina nei preferiti del proprio browser e tornare a leggere una volta terminato.

The Walking Dead – Season 2: il peso delle proprie scelte

Se la prima stagione raccontava dell’evoluzione del rapporto tra Lee e Clementine, questa seconda tornata di episodi vede la crescita della ragazzina, rimasta sola dopo un breve periodo in compagnia di Omid e Christa. Impersoniamo una bambina cresciuta troppo in fretta, dunque, completamente sola in un mondo andato a catafascio. Il modo in cui gli sviluppatori ci comunicano ciò, più che la sequenza con la quale veniamo separati da Christa, è la scena in cui il cane incrociato da poco si avvicina speranzoso alla lattina di cibo che abbiamo trovato nell’accampamento dei suoi ex padroni. L’attacco della bestia diretto al braccio col quale gli stavamo porgendo un boccone è una reazione naturale, se ci si pensa bene, ma ha l’effetto di uno shock, e molto probabilmente rappresenta la sequenza migliore dell’episodio di apertura.

Rispetto alla prima stagione, l’alternanza dei personaggi secondari procede forse a un ritmo più serrato, e ciò non permette di affezionarsi pienamente a tutte le figure proposte; non è un caso, allora, che tra il turbine di nuove figure presentate tra il secondo e il terzo episodio l’unico punto fermo sia rappresentato dal controverso Kenny, vecchia conoscenza della prima stagione. Lo ritroviamo più vecchio, con la barba lunga e una nuova compagna al suo fianco. A volte la sensazione è che la cura maggiore degli sviluppatori sia stata riposta su questo particolare personaggio, piuttosto che su Clementine. Le sfaccettature della psicologia di Kenny, infatti, sono veramente numerose, coerenti tra di loro, e si dispiegano al giocatore durante lo scorrere dei tre episodi finali. Questi è, dunque, un uomo che ha perso un figlio e la propria moglie nel terzo episodio della prima stagione (che probabilmente rimane ancora inarrivato per tensione e drammaticità), e che nella terza puntata della stagione in analisi vede perire anche Sarita, la sua nuova compagna. Come se non bastasse, il nostro ha anche subito un grave infortunio all’occhio per mano di Bill Carver, quello che potremmo definire l’equivalente videoludico del “Governatore” della omonima serie TV targata AMC, e protagonista principale di quello che probabilmente è l’episodio più lento o perlomeno riuscito in maniera minore. Se ci si pensa bene, in ogni caso, nessun altro personaggio ha subito quello che Kenny ha dovuto sopportare nel corso dei vari episodi, probabilmente nemmeno Clementine.

E’ per questo, dunque, che Kenny è il secondo personaggio centrale di questa stagione, quello con cui il gruppo dei restanti – per lo più blandi – personaggi secondari dovranno fare i conti. In mezzo ai due fuochi, evidentemente, si trova Clementine, che per strada trova un’alleata inaspettata in Jane. Il gioco in qualche modo ci dice cosa questo personaggio abbia dovuto subire, specialmente nel quarto episodio, ma a differenza di Kenny, non ce lo fa vedere. Questo particolare assume una certa importanza perché, come è possibile notare molto presto nel corso del gioco, lo scontro tra Jane e Kenny, ovvero le due personalità più forti all’interno del gruppo, porterà a un punto di non ritorno. Questo dualismo rappresenta un po’ una svolta: se nel primo capitolo Clementine poteva appoggiarsi senza riserve su Lee, ora il problema è se stare dalla parte di quella che sembra una sorella maggiore, o appoggiare un padre che in fondo ci vuole bene, ma che gli avvenimenti passati hanno trasformato in un uomo pieno di odio e rancore. Si tratta di una scelta importante, dunque, e che non riguarda solo la vita di Clementine, considerata la presenza del neonato Alvin Junior; questi è figlio della sfortunata Rebecca, personaggio secondario che sarà protagonista del finale del quarto episodio, in una intensa scena che probabilmente si segnala come una delle migliori dell’intera stagione. Questo piccoletto ancora in fasce avrà un forte effetto, ancora una volta, sul buon Kenny, che lo stringerà a sé prendendosi fin da subito la responsabilità della sua crescita.

E’ con queste premesse, dunque, che si arriva all’ultimo episodio: se nella prima stagione sapevamo pressappoco come sarebbe andata a finire già dal quarto atto (Lee era già stato morso, e difficilmente avremmo ritrovato i genitori di Clementine sani e salvi), in questo ultimo capitolo le cose avrebbero potuto prendere una qualsiasi piega. L’ultima scena drammatica riguardante il gruppo, allora, vede protagonisti Luke e Bonnie: il primo ha rappresentato per tutto il gioco un alleato e amico, mentre sulla seconda peserà o meno il fatto di aver giocato il DLC 400 Days, di cui è stata protagonista; se non lo si è fatto, probabilmente il personaggio risulterà un po’ ambiguo, e non così incisivo. Dopo questa sequenza, in cui i due potrebbero morire, ci si avvicina al finale, dove arriverà finalmente il momento di scegliere tra Jane e Kenny. Il gioco, è bene dirlo, prepara il giocatore alla decisione durante le ultime sequenze, facendo sì che ci si chieda già più volte da quale delle due parti stare prima di compiere effettivamente la scelta.

E cosi, dopo lo scontro finale tra i due, in mezzo a una bufera di neve, senza auto e con un neonato dato per disperso, Clementine sarà chiamata alla scelta che in un modo o nell’altro metterà fine alle vicende di questa seconda stagione; personalmente, mi ero già deciso a NON scegliere Kenny, ma allo stesso tempo non ero convinto di seguire Jane. Dopo aver sparato al compagno di tante peripezie, però, e aver capito che la ragazza aveva nascosto il bambino per dimostrarci l’instabilità di Kenny, sarebbe stato un po’ ipocrita scegliere di non perdonare colei che ci è stata vicina per quasi tre episodi. Per questo, dunque, una volta ucciso Kenny probabilmente la scelta migliore è quella di seguire Jane, sebbene il finale che ne consegua sia tutto sommato scialbo, se non inquietante, con un ritorno al campo messo in piedi da un Carver ormai morto (per mano di Kenny) da giorni.

Guardando tutti i finali, dunque, la sensazione è che quello che gli sviluppatori avrebbero voluto che scegliessimo fosse la morte di Jane per opera di Kenny. In compagnia di questo, infatti, continueremo il nostro viaggio verso nord, fino ad arrivare a Wellington, città fortificata e apparentemente invalicabile. E’ qui che Kenny si rivela nuovamente un personaggio fondamentalmente positivo e buono, ma devastato dagli avvenimenti degli ultimi tempi; è come se ci venisse detto che questi vada perdonato, che sia stato giusto sacrificare Jane, e giustificare tutte le sue intemperanze.

Nell’ultimo finale, forse il più improbabile, Clementine decide di non seguire né Kenny che Jane, e diventa pienamente consapevole di essere l’unica risorsa del piccolo Alvin Junior: un cambiamento forse un po’ troppo repentino, e probabilmente forzato.

Come si è visto, dunque, ogni finale di The Walking Dead lascia a suo modo un po’ di amaro in bocca, e sicuramente la voglia di vedere come continua la storia. Considerato che la terza stagione è già stata confermata, si direbbe sia proprio una buona notizia.