The Alighieri Circle dura poche ore, costa circa 20 euro e non prova mai a diventare qualcosa di più grande di quello che è. Si tratta di un horror narrativo in prima persona, senza combattimento, costruito soprattutto su esplorazione, puzzle e atmosfera. Prende la Divina Commedia, e la usa davvero bene, rendendo l’Inferno qualcosa di molto più personale.
Il gioco è stato rilasciato il 10 settembre su PC Windows tramite Steam, PS5 e Xbox Series a un prezzo di 19,99€, con doppiaggio e sottotitoli in lingua italiana. Lo sviluppatore è ONE-O-ONE GAMES, e i publisher
Entalto Publishing e C&R Creative Studios ci hanno inviato una chiave di attivazione per poterlo testare e valutare.
Controlliamo Gabriele Alighieri, discendente di Dante, che torna nella vecchia villa di famiglia per partecipare a un rituale che avviene ogni 33 anni. Ovviamente le cose non vanno esattamente come previsto e Gabriele finisce per scoprire pezzi della storia della propria famiglia, e un legame con l’Inferno decisamente concreto. Non voglio entrare troppo nei dettagli perché buona parte del gioco vive proprio di queste scoperte, ma la premessa funziona e soprattutto riesce a incuriosire abbastanza da spingere ad andare avanti.
La parte migliore dell’avventura è probabilmente Villa Alighieri. È un posto che sembra davvero avere una storia, con stanze, documenti, oggetti e piccoli dettagli che aiutano a capire chi ci abitava prima ancora che il gioco inizi a spiegare qualcosa direttamente. Per creare tensione spesso bastano la luce, i rumori e il modo in cui sono costruiti gli ambienti. The Alighieri Circle non punta molto sui jumpscare e preferisce creare quella sensazione costante che qualcosa non vada.
Il sound design aiuta parecchio. Pioggia, passi, porte, rumori lontani e musica vengono usati con misura, c’è una buona direzione. È un tipo di horror molto più tranquillo e meno aggressivo, quindi chi cerca inseguimenti, mostri che saltano fuori dietro ogni angolo o combattimenti rischia di trovare poco di quello che vuole. Chi invece apprezza giochi in cui gran parte della tensione arriva dall’ambiente e dalla storia probabilmente si troverà molto più a suo agio.
I puzzle sono l’altra componente importante e, nei momenti migliori, funzionano bene. Il gioco non riempie lo schermo di suggerimenti e spesso bisogna osservare quello che abbiamo intorno, leggere qualche informazione e capire come collegare gli indizi. Ci sono enigmi che richiedono un minimo di attenzione vera e in qualche caso può persino essere utile segnarsi qualcosa invece di aspettare che sia il gioco a ricordarcelo. È un approccio che personalmente preferisco rispetto alle avventure che ti danno la soluzione troppo velocemente.
La qualità però non rimane sempre allo stesso livello. Alcuni puzzle sono soddisfacenti, altri spiegano molto meno bene le proprie regole e si passa da “devo ragionare” a “provo questa cosa perché non so più cos’altro fare”. Non succede continuamente, ma si sente che alcune idee sono state curate meglio di altre. La parte iniziale tende in generale a essere più convincente rispetto ad alcuni passaggi successivi.

Lo stesso discorso vale per l’Inferno. La scelta visiva è interessante e ci sono immagini che funzionano molto bene, ma Villa Alighieri rimane senza dubbio l’ambiente più riuscito. Nell’Abisso alcune sezioni diventano più semplici, troppo vuote. Non è un problema di linearità, perché The Alighieri Circle è chiaramente costruito per essere un’esperienza guidata. Il problema nasce quando tra un enigma e quello successivo c’è semplicemente poco da fare.
Anche il movimento non aiuta sempre. Gabriele cammina lentamente e la “corsa” non corre. Se dobbiamo tornare in una stanza già visitata perché ci siamo dimenticati un indizio diventa una cosa piuttosto fastidiosa.
La storia ha invece un problema diverso. Le idee sono interessanti, il collegamento con Dante funziona e la famiglia Alighieri ha tanta carne sul fuoco, ma c’è qualche mancanza nella ritmica. Alcuni elementi vengono introdotti, sembrano pronti a diventare importanti e poi ricevono meno spazio del previsto. Il finale soprattutto lascia l’impressione che ci fosse ancora qualcosa da dire, o comunque che alcune parti avrebbero beneficiato di qualche scena in più.
Ed è qui che va fatto un discorso anche sulla durata. The Alighieri Circle si completa in circa 4 ore. Preso da solo, quel numero potrebbe sembrare basso, ma con un prezzo intorno ai 20 euro e considerando il tipo di gioco non credo abbia molto senso trasformarlo automaticamente in un difetto. Preferisco un horror narrativo di quattro ore che mantiene la tensione e l’interesse rispetto a uno allungato artificialmente fino a dieci solo per giustificare il prezzo.
Il limite non è quindi che finisce presto ma che, quando arriva alla fine, alcune delle idee più interessanti sembrano ancora avere margine. Se quelle quattro ore fossero completamente sviluppate, la durata sarebbe quasi irrilevante; qui invece qualche passaggio lascia la sensazione che il progetto potesse permettersi un po’ più di spazio senza perdere ritmo.
Verdetto
Alla fine The Alighieri Circle funziona perché ha una sua identità. Non è un horror enorme, prende una famiglia, una villa e una versione molto personale dell’Inferno e ci costruisce sopra poche ore abbastanza interessanti da valere il viaggio. Alcuni puzzle potevano essere più chiari, il movimento è troppo lento e soprattutto la storia avrebbe meritato un po’ più di spazio, ma i problemi non cancellano quello che il gioco riesce a fare bene. Per circa 20 euro, se vi piacciono gli horror narrativi, The Alighieri Circle è facile da consigliare.
