Ieri ho ricevuto una serie di email e messaggi privati. Tanti utenti mi informavano di un articolo apparso su GameSpot riguardo Neill Druckmann, il direttore di The Last of Us 2. A quanto pare, subito dopo l’arrivo delle prime recensioni sul gioco, Druckmann avrebbe mandato una email al proprio staff, esprimendo tutta la sua soddisfazione per il lavoro svolto, e invitando infine gli hater ad “andare a fanculo“. E io sono assolutamente d’accordo con lui. Vediamo che è successo.

Dunque, come probabilmente saprete, prima del lancio c’è stato un grosso leak. Alcune informazioni erano assolutamente false, altre assolutamente vere. Le notizie si sono sparse per la rete nonostante i tentativi di Sony di mettere a tacere le indiscrezioni, e tanti giocatori hanno provato un fastidio all’altezza dell’ano. Morale della favola, sia Druckmann che il team di The Last of Us 2 hanno passato una brutta mezz’ora, tentando di forzare la mano su YouTube e Reddit, rimuovendo video, bloccando canali, demonetizzando e infilando spille d’acciaio dentro bamboline a forma di Angry Joe.

È chiaro che dopo aver lavorato tanto a un progetto vedertelo sputtanare in questo modo a pochi giorni dal lancio è un attimino frustrante. Hai tutto pronto, hai addosso tutta l’ansia e l’hype del primo capitolo, ti sei sbattuto per fare del tuo meglio, sai che The Last of Us 2 verrà confrontato con il primo episodio, considerato un capolavoro. Sicuramente lo stress di Druckmann sarà stato considerevole.
Poi escono le prime recensioni, tutte entusiastiche, e tiri un sospiro di sollievo. Gli utenti si erano incazzati con i leak, ma i redattori che hanno giocato e finito il tuo lavoro stanno dicendo che è un capolavoro. Ci sei riuscito, hai soddisfatto le aspettative nonostante tutto, vuoi festeggiare.

Druckmann scrive allora una email al suo staff, dicendogli quanto sia soddisfatto del lavoro svolto. Ecco cosa ha dichiarato nel corso di una conversazione con Troy Baker, doppiatore originale di Joel:

“Non ricordo esattamente cosa ho scritto nella mail, ma ho parlato delle mie preoccupazioni, ad esempio del fatto di aver ricevuto troppe lodi, e il fatto che il gioco non sia stato visto come un lavoro di gruppo, realizzato dall’intero team. The Last of Us 2 però è un gioco di Naughty Dog, in tutti i sensi. Non ricordo in che modo ho concluso la mail, ma era qualcosa tipo – i voti delle recensioni sono una bella cosa, ma vedere l’orgoglio nei vostri occhi è ciò per cui vivo davvero –
Le recensioni sono state straordinarie, ed è fantastico sapere che la gente ama il gioco e vedere quanto li abbia toccati nel profondo. Nulla però è paragonabile a sentire te [Troy Baker], Laura o John, o qualsiasi altro componente del team che mi abbia mandato una mail dove mi dicevate che questo è il gioco più bello su cui abbiate mai lavorato. Si fottano gli hater. Tra tutti i miei lavori nulla mi rende più fiero che aver realizzato questo gioco.”

Ora, come forse saprete non sono un grande fan di The Last of Us 2. Ho amato il primo capitolo, in particolare per via della sua storia e per la caratterizzazione dei personaggi. Il secondo invece non mi ha convinto proprio per la qualità della narrazione e per la trama. Detto questo, tanto di cappello a Druckmann, con cui in questo caso sono assolutamente d’accordo.
Se lavori a un tuo progetto con impegno, ti ci dedichi anima e corpo per anni insieme a un team di professionisti, e alla fine raggiungi i tuoi obiettivi, tutto il resto non conta. Quindi sì, fanculo agli hater.

Come già ampiamente descritto durante la nostra analisi della storia di The Last of Us 2, questo gioco non è fanservice. Druckmann aveva in mente qualcosa, aveva un progetto chiaro, sapeva cosa voleva creare e l’ha creato. La reazione del pubblico, così come quella della stampa, non ha nessun valore. Se sei soddisfatto del tuo lavoro va benissimo così.
Qualsiasi grande produzione avrà sempre degli hater, che saranno pronti a denigrare l’opera senza motivazioni reali. Si tratta appunto di hater, persone che hanno un problema personale con quel prodotto, e lo aggrediscono precludendosi la possibilità di valutarlo con occhio critico. Queste persone non sono in grado di osservare ciò che hanno davanti, perché tutto ciò che vedono è filtrato da un velo di pregiudizio.

Chiarito questo, cerchiamo però di fare attenzione. Va benissimo essere soddisfatti del proprio lavoro, e va benissimo gratificare il proprio team. Da direttore di un progetto del genere però, credo sia altrettanto importante capire chi sono gli hater di cui si sta parlando. La mia preoccupazione è che Druckmann possa stare interpretando qualsiasi analisi negativa come la reazione di un hater, e questo sarebbe un madornale errore. Hater è chi odia, chi ha un pregiudizio, chi non riesce ad osservare le cose con il giusto distacco. Un hater demolirà il tuo lavoro senza alcuna motivazione valida, ti aggredirà portando tutto su un piano personale. “Mi hai ucciso questo personaggio, quindi il tuo gioco fa schifo”. Questo è un pregiudizio, è un’avversione che nasce da una scelta non condivisa. È però possibile andare oltre, e valutare il gioco per quello che è, anche se è diverso da ciò che ci aspettavamo.

Ad oggi è chiaro che la quasi totalità della stampa specialistica ha visto The Last of Us 2 come una sorta di messia di questa generazione. Ma ad oggi è altrettanto chiaro che tutti i principali youtuber e blogger hanno bocciato sonoramente questo prodotto.
Da una parte abbiamo nomi altisonanti come IGN, Gamespot e Game Informer, le tre testate più autorevoli del settore. Dall’altro lato però ci sono le recensioni di Angry Joe (2.7 milioni di visualizzazioni), Skill Up (2.3 milioni di visualizzazioni), YongYea (400.000 visualizzazioni), ACG (300.000 visualizzazioni), DreamcastGuy (700.000 visualizzazioni), UpperEchelonGames (900.000 visualizzazioni) e addirittura personalità meno competenti ma comunque famosissime come PewDiePie, che hanno esposto la propria delusione in diretta con milioni di altri giocatori durante i loro let’s play.

Cosa significa tutto questo? Significa ovviamente che esistono gli hater, e che il ragionamento di Druckmann è giustissimo. È però opportuno capire che come esistono gli hater esistono anche i fan, quelli che vedranno del buono nel tuo lavoro a prescindere da cosa hai realmente prodotto. I fan sono hater, ma al contrario.

Sono stato redattore per anni per una delle principali testate italiane, e sono attualmente in stretto rapporto con alcuni dei redattori più noti del panorama italiano. La recensione di The Last of Us 2 è stata difficile, difficile per tutti. C’era un’aspettativa altissima, c’era un nome altisonante, c’era la totale mancanza di feedback da parte dei giocatori e degli altri editor, e c’erano le speranze dei PR. Devi farti una tua idea, da solo, senza appoggiarti sul punto di vista di nessun altro, con un NDA che ti vieta di parlare con anima viva di quello che stai giocando.
Credo che tutti questi elementi abbiano giocato un ruolo importante durante le recensioni ufficiali, quelle di gente stipendiata che ha dovuto rendere conto del proprio parere.

Druckman deve essere soddisfatto, più che soddisfatto del suo lavoro, perché era ciò che voleva. Allo stesso tempo, deve stare attento a distinguere gli hater dai “non fan”, tutte quelle persone con una testa pensante che hanno giocato The Last of Us 2 ed espresso un parere prendendosi il tempo necessario. È veramente difficile parlare di YongYea o di ACG senza menzionare l’integrità e la competenza con cui da anni seguono il mercato dei videogame. Mi viene davvero difficile immaginarli come hater.
Quindi, Druckmann, sii contento per il tuo team e per il tuo gioco. Ma non esserlo per le recensioni positive. O non ha senso mandare a fanculo gli hater. Potrebbero essere esattamente la stessa cosa, solo ribaltata.