Netflix, lo sappiamo benissimo, sta passando un periodaccio. Tra show di bassa qualità, decine di miliardi bruciati in un solo giorno e abbonamenti in declino, il servizio di streaming perde sempre più terreno rispetto alla concorrenza. Personalmente ho disdetto da tempo, non solo per la mancanza d’interesse verso un catalogo piuttosto povero ma anche e soprattutto per come l’azienda gestisce le proprie serie dimostrando ipocrisia e incompetenza.

Dopo aver rovinato Black Mirror e iniettato femminismo e politicamente corretto nella stragrande maggioranza dei suoi prodotti, Netflix ha ben deciso di deludere persino i fan di The Witcher. Avrete di certo sentito le polemiche sul casting e sulla filosofia dei registi, che hanno modificato l’etnia di diversi personaggi chiave dell’opera con la scusa della solita “diversità. Triss, Yennefer e Fringilla hanno ad esempio cambiato colore di pelle, occhi e capelli, mentre le driadi da verdi sono diventate afroamericane.

Il problema qui non sta nel cambio di razza in sé ma nell’atteggiamento arrogante e paternalistico dello staff, capitanato dalla guerriera sociale Lauren Hissrich. Prima ha affermato che la serie non prenderà spunto dai giochi ma dai libri (bugia, perché i riferimenti ai titoli CD Projekt ci sono eccome), poi si è lanciata nella classica routine di accuse verso i fan ritenuti bigotti, razzisti, nazisti e simili boiate prive di logica. Perché ormai se non insulti il tuo pubblico non sei cool.

In una recente discussione su Twitter, la geniale Lauren ha cercato di giustificare come segue le scelte su casting e direzione della serie.

“Ha senso fare ciò che abbiamo fatto perché sulle nostre spalle ricade una lunghissima storia di schiavitù, abusi e derisione dei non-bianchi. Quando storicamente l’ago della bilancia pende così tanto da una parte, è normale tentare di ribaltare la situazione andando nella direzione opposta.

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Lauren Hissrich è figlia del movimento del politicamente corretto che sta distruggendo cinema, fumetti e serie TV prodotti negli Stati Uniti.

Una grande fetta dell’intrattenimento viene prodotta in America, quindi ha senso che questa filosofia [del politicamente corretto] entri in film e serie TV. Non posso esprimermi riguardo ad altri show ma posso dirvi per certo che in The Witcher ci sono diversi elementi pro-inclusione. I libri sono polacchi e colmi di spirito slavo. Di questo ne abbiamo tenuto conto. Allo stesso tempo, mi è capitato di chiedere ad alcuni amici: “è possibile ridurre la cultura slava soltanto al colore della pelle?” La risposta è stata: “oddio, mi auguro di no”.

Stiamo mirando a un target di 190 paesi. In ogni adattamento creativo vengono effettuati dei cambiamenti in relazione al target audience. Nei videogiochi Geralt e gli altri Witcher hanno l’accento americano. Ovviamente non si può dire lo stesso dei libri ma gli sviluppatori hanno fatto questa scelta per andare incontro al maggior numero di utenti possibile.

The Witcher ha davvero una prospettiva interessante sul razzismo perché s’incentra sulle specie e non sul colore della pelle. Ciò che rende diversi i personaggi sono dettagli come la forma delle orecchie, l’altezza, etc. Nei libri a nessuno importa qualcosa del colore della pelle altrui. E neanche nella serie.

Per quanto riguarda il casting abbiamo preferito lasciare a qualsiasi candidato la libertà di proporsi e mettersi alla prova. Non ci importava di età, etnie, talento: da stelle di Hollywood ad attori dilettanti polacchi. Abbiamo scelto i migliori attori per ogni ruolo.

Sono stata abbastanza chiara sul perché le mie azioni non siano un diretto risultato di un pensiero politico liberale. Le mie motivazioni sono le seguenti: -la cultura polacca non è sinonimo di razza bianca; -volontà di andare incontro a un ampio target; -onorare l’allegoria dei libri sul razzismo; -trovare gli attori migliori.”

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Probabilmente dobbiamo essere felici del fatto che Geralt non sia cinese.

Ok, allora vediamo se ho capito bene. L’uomo bianco in passato è stato cattivo, quindi tocca alle aziende miliardarie americane riscrivere la storia e lavarsi in qualche modo la coscienza inserendo donne e gente di colore a caso un po’ ovunque. Giusto? Un tantino subdolo, oserei dire. Come se adesso riempiendo l’intrattenimento di pensiero sociopolitico pedestre ci si potesse discolpare in vece dei propri antenati. Che idea meravigliosa.

Non solo, ma adesso gli americani si arrogano anche il diritto di modificare le culture altrui. Poco importa se la Polonia è da sempre un Paese etnicamente molto omogeneo, dove oltre il 96% della popolazione è bianca e di origini slave. Meglio ancora se parliamo di un periodo storico assimilabile a quello di The Witcher, dove la cosiddetta diversità era pressoché inesistente. Che piaccia o meno, la Polonia è sempre stato un Paese abitato da bianchi. Poi se negli USA studiano storia e geografia sui fumetti Marvel non è di certo affar mio.

Avrei qualcosa da ridire anche sul discorso audience. Chi, tra i fan di The Witcher, avrebbe mai chiesto ai registi di cambiare razza a Triss, Yennefer e compagnia? Piuttosto, come avrete avuto modo di leggere, si era sollevato un polverone già quando iniziava a circolare il rumor che l’attrice di Ciri avrebbe potuto appartenere a una minoranza etnica. Se dici davvero di volerti ispirare ai libri dovresti quantomeno rispettare le descrizioni fisiche dei personaggi ideati dall’autore. Non che mi rendi mulatta, castana e con gli occhi scuri una ragazza slava dagli occhi verdi e dai capelli rossicci.

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Quentin Tarantino sa affrontare tematiche sociali importanti senza cadere nel politicamente corretto.

Vorrei peraltro ricordare alla signora Hissrich che paragonare una scelta di doppiaggio in un videogioco mainstream non è la stessa cosa dell’effettuare un casting senza né capo né coda in una serie TV. Per gli amanti della fedeltà esiste sempre l’opzione dei dialoghi in polacco, dove tra le altre cose Geralt ha una voce totalmente diversa da quella bassa, sinistra e graffiante descritta nei libri. E sì, se ci tenete a saperlo io li ho letti tutti quindi so bene di cosa parlo, a differenza della nostra amica.

Il fatto che Hollywood e in generale l’intrattenimento americano non riescano a capire che a nessuno importa di vedere “inclusione e diversità” forzate in film, serie TV, fumetti e videogiochi mi lascia ogni giorno più perplesso. Se non altro, tutta questa fissazione con femminismo e politicamente corretto nei media sta finendo per provocare l’effetto opposto. La gente si è rotta i maroni di vedere serie storiche come Star Wars e Doctor Who cadere nel baratro della mediocrità, o di sentire ogni 3×2 che un uomo bianco etero è stato rimpiazzato dalla donna lesbica di colore e mai viceversa.

E basta tirare in ballo il razzismo, tanto ormai il termine stesso sta perdendo ogni valore. Per quanto riguarda The Witcher credo che non venga mai nominato espressamente, anche perché lì i conflitti non nascono dalle differenze fisiche come professa la Hissrich ma da antichi conflitti irrisolti e invasioni di territorio. Non è che gli umani odiano gli Scoia’tael per via delle orecchie a punta. Sarebbe ridicolo persino per un’opera di finzione. E in ogni caso non vedo perché portare alla luce l’argomento: è irrilevante nell’economia del discorso.

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L’ottimo Henry Cavill nei panni di Geralt di Rivia, nella serie TV di The Witcher.

Sul casting meglio non soffermarsi più di tanto. Dico solo che i rumor parlavano espressamente di una ragazza appartenente alle minoranze etniche per rivestire il ruolo di Ciri. E altri rumor dicono di una brusca virata in corso d’opera a causa del malcontento online. Se poi gli attori siano davvero i più bravi questo è tutto da vedere ma resta il fatto che la Fringilla Vigo nera è a dir poco inguardabile. Fidatevi che se fosse stata nera anche nei libri non si sarebbero mai sognati di sbiancarla. Ci metto la mano sul fuoco.

Quindi no, cara Lauren. Le tue sono cazzate e illogicità della peggior specie, gettate lì per tentare di placare le polemiche sorte giustamente negli ultimi mesi. Io, ve lo dico subito, non guarderò The Witcher Netflix. Non ho bisogno di essere indottrinato né reso partecipe di quanto sia bella la diversità forzata in una serie TV ambientata nel medioevo slavo. Piuttosto mi riguardo film come Django, dove certe tematiche vengono trattate in modo significativo e contestuale. Get woke, go broke Netflix.