Thronebreaker

Thronebreaker: The Witcher Tales – Recensione | E’ The Witcher ma con le carte

Thronebreaker è l’ultimo prodotto targato CD Projekt RED. L’attesa intorno ai videogiochi della compagnia non dipende solo dall’immenso talento dello studio polacco ma anche alla filosofia vincente di rispetto per il consumatore, che gli ha consentito di conquistarsi un posto speciale nel cuore di milioni di giocatori. Per quanto ci riguarda lo consideriamo uno degli ultimi baluardi del videogioco d’autore, quello a cui noi vecchietti siamo stati abituati e che ormai sta purtroppo scomparendo.
Finita la saga principale di The Witcher, in molti hanno sofferto di astinenza da GDR occidentali di qualità. D’altro canto la stagnazione contenutistica di Gwent aveva lasciato scontenti i partecipanti alla beta. Così CD Projekt Red ha ben pensato di sviluppare un’avventura single player per il suo gioco di carte. Sia chiaro: non un contenuto qualsiasi ma una vera e propria espansione standalone da più di 30 ore che mescola card game e GDR.

Thronebreaker recensioneThronebreaker – Recensione

Data di uscita: 23/10/2018
Versione recensita: PC
Disponibile su: PC
Lingua: Italiano
Prezzo di lancio: €25.89
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Thronebreaker: The Witcher Tales, questo il nome dell’espansione, ci riporta nell’affascinante universo creato da Sapkowski. Stavolta non seguiamo Geralt ma Meve, la regina di Liria e Rivia. La situazione nel nord, suo malgrado, non è delle migliori. La seconda invasione di Nilfgaard ha messo a ferro e fuoco i regni settentrionali costringendo gli abitanti alla fuga. Gli altri regnanti, ovvero Foltest, Henselt e Demavend sono alle strette. C’è chi ha dovuto addirittura piegarsi all’impero di Emhyr per evitare lo sterminio totale, considerata l’enorme superiorità numerica del nemico.

Meve e il suo esercito sono un caso a parte. Determinati a salvare le proprie città e scacciare l’invasore, partono in una spedizione apparentemente suicida con i pugni nelle mani. Se avete letto i libri avrete già un quadro chiaro degli eventi narrati in Thronebreaker e gradirete la fedeltà al materiale cartaceo. Non si tratta di una trasposizione 1:1 bensì di un ampliamento/approfondimento della storia di Meve e del suo ruolo nella seconda guerra con Nilfgaard. In ogni caso, da lettori della serie di Sapkowski, possiamo dirvi che l’esperimento è riuscito in pieno.

Motivo principale: la sceneggiatura eccellente. Lo sappiamo, in termini di storytelling CD Projekt ha ben pochi rivali su piazza. Le vette toccate con The Witcher 3 vengono raggiunte anche in Thronebreaker, che per quanto più sintetico e immediato nella sua struttura offre un comparto narrativo di grandissimo spessore. Nel cast troviamo sia personaggi canonici che non. Entrambe le tipologie sono caratterizzate alla perfezione e rese particolarmente empatiche grazie a dialoghi di qualità eccelsa.

Thronebreaker – Video recensione

Niente a che vedere con gli standard dei videogame occidentali degli ultimi anni, intrisi di femminismo e politicamente corretto fino alla nausea. Meve, ad esempio, è una protagonista cazzuta ma mai stereotipata per compiacere la Sarkeesian di turno. Donna forte sì, lesbica misantropa finta progressista no. E lo stesso principio vale per tutti gli altri personaggi. Mai ci siamo trovati di fronte a una riga di testo che celasse propaganda politica o ideologica né abbiamo riscontrato forzature nella costruzione degli eventi.

È semplicemente una storia ben scritta e godibilissima. Ha il giusto grado di tensione e drammaticità (parliamo pur sempre di una guerra) non disdegnando battute e momenti rilassati dosati con intelligenza. Si soffre, si ride, ci si commuove e si rimane di sasso. Come da tradizione CD Projekt all’altalena di emozioni non manca proprio nulla.

Il tutto, peraltro, avvalorato da uno stile “choose your own adventure” degno di lode. Il peso delle decisioni in Thronebreaker si fa sentire di continuo. Un’azione in apparenza innocua come confiscare dei beni a un santuario può rivelarsi decisiva nei rapporti con qualcuno di particolarmente religioso (evitiamo di dire chi) scoraggiandolo dall’unirsi a noi. Sì, perché nel corso della campagna avremo modo di acquisire compagni di battaglia e instaurarci un rapporto. Starà a noi decidere come gestirlo in base alle necessità del momento.

Ci è capitato di perdere alleati per strada a causa di scelte che andavano contro la loro filosofia di vita o i loro interessi. In tal senso l’immersione ruolistica è assicurata. E nonostante la presenza di svariate strade narrative dovute all’importanza delle scelte nel prosieguo dell’avventura, l’intreccio non perde mai consistenza e credibilità. Detta in soldoni, è un’esperienza da The Witcher 3 in miniatura.

Thronebreaker recensione

Thronebreaker ha uno stile grafico piuttosto scuro e di sicuro impatto

Già, perché in termini di gameplay e vastità del mondo di gioco Thronebreaker sceglie un approccio “ridotto”. Controlleremo Meve in prospettiva isometrica con il mouse, muovendoci da un punto all’altro delle mappe (5 in tutto) disseminate di loot, missioni facenti parte della main quest e obiettivi secondari. Gran parte delle nostre azioni verrà ricompensata con soldi, legname e unità dell’esercito. Questi possono essere spesi nell’accampamento per ottenere dei bonus ed espandere le possibilità di deckbuilding.

Non dimentichiamo, infatti, che parliamo pur sempre di un gioco di carte, basato nella fattispecie sulle meccaniche di Gwent. Dall’inizio dell’open beta a oggi molto è cambiato in Gwent, tuttavia i principi fondanti sono rimasti gli stessi. Si giocano, una per turno, carte dalla potenza e dagli effetti variabili in una partita composta da 3 round. Per vincere bisogna sommare più punti dell’avversario nel tabellone di gioco portandosi a casa 2 round.

Ovviamente la nostra è una spiegazione semplificata, perché in game gli elementi da tenere in considerazione sono molteplici. Tra effetti immediati, ritardati, automatici, necessità di pescare, scartare e attivare gli artefatti, di profondità il gameplay ne ha da vendere. Il tutorial, in questo senso, svolge un ottimo lavoro nel chiarire ogni aspetto delle meccaniche di gioco.

Eppure, curiosamente, servirà più per il multiplayer di Gwent che per Thronebreaker. Qui le battaglie contro l’intelligenza artificiale hanno spesso regole esclusive di partita in partita (così come le carte hanno effetti diversi dal titolo base) e non richiedono una conoscenza pregressa del card game. Molto gradevole la presenza di puzzle in stile Yu-Gi-Oh dove bisognerà vincere in un turno con le carte a disposizione. Alcuni di essi mimano addirittura altri giochi di carte tra cui Memory e Hearthstone, con effetti esilaranti.

Thronebreaker recensione

Il sistema di combattimento di Gwent si dimostra validissimo anche in Thronebreaker

In generale ci si diverte, l’esperienza risulta stimolante e accessibile persino per i nuovi giocatori. Se vi approcciate per la prima volta a Gwent, Thronebreaker sarà per voi un perfetto trampolino di lancio verso il lato competitivo del multigiocatore. Per i veterani, invece, si tratterà di un ottimo cambio di passo dalla monotonia delle classificate. Ricordate solo di impostare la difficoltà massima perché, specie per chi milita sui server da almeno un anno, vincere con almeno 50 punti di scarto sarà una passeggiata. Ed è forse l’unico vero difetto dell’espansione. La bassa difficoltà per i pionieri di Gwent. Ci auguriamo quindi che CD Projekt aggiunga presto una modalità hardcore per soddisfare ogni palato. La accoglieremmo a braccia aperte.

Veniamo ora al comparto tecnico. Gli stili che coesistono sono due, un tantino dissonanti ma egualmente ricercati. Il primo è quello usato nelle sezioni GDR, dunque a spasso per le mappe e nei dialoghi. È un cel shading marcato molto fumettoso, abbastanza scenico e leggero in termini di risorse. Ha una bella palette cromatica, un discreto livello di dettaglio e si presta bene alla navigazione overworld isometrica.

L’altro stile, il 3D, viene utilizzato in combattimento. Ne abbiamo apprezzato il tratto cupo e la ricchezza di dettaglio, che risalta gli scenari realistici usati a mo’ di tavolo per le carte. Davvero carina l’idea di posizionare il modello del proprio leader a sinistra del campo di battaglia e di farlo interagire attivamente nelle schermaglie. Basterà cliccarci su per attivarne l’abilità speciale e osservarne le discrete animazioni condite dal doppiaggio, ancora una volta ottimo.

Thronebreaker recensione

Grafica e sonoro di Thronebreaker ci hanno convinto in pieno

Dulcis in fundo, la colonna sonora. I pezzi sono stati realizzati dagli stessi autori della soundtrack di The Witcher 3, con l’aggiunta di Piotr Adamczyk. Che dire ragazzi, brividi. Ascoltate ad esempio Taming a Stray o Just Punishment e capirete. Siamo sui livelli di eccellenza a cui CD Projekt Red ci ha abituato in passato, e per la cronaca anche Gwent contiene tracce a dir poco meravigliose. Per quanto ci riguarda, visto il prezzo ridicolo dell’intero pacchetto, 25€, vale la pena di acquistarlo anche solo per recuperare la soundtrack inclusa nella valanga di contenuti bonus.

Consigliato


Thronebreaker è l’ennesima dimostrazione di talento e rispetto verso il consumatore da parte di CD Projekt RED. L’abbiamo chiamata espansione ma in realtà è un GDR da 40 e più ore venduto a un prezzo stracciato, appena il doppio di una micro transazione in Assassin’s Creed Odyssey, e spazza via gran parte dei titoli usciti di recente per qualità e profondità dell’esperienza. Sia che siate fan di The Witcher o meno, è impossibile non consigliarvene l’acquisto. Fossero tutte così le espansioni…

Pregi Difetti
  • Narrativa da incorniciare
  • Longevità al top
  • Gameplay vario e divertente
  • Rapporto qualità/prezzo stellare
  • Colonna sonora straordinaria
  • Difficoltà troppo bassa per i veterani di Gwent

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