The Legend of Heroes: Trails beyond the Horizon è il seguito diretto di Trails Through Daybreak II e si colloca come terzo capitolo dell’arco di Calvard. La serie di Nihon Falcom si è imposta negli ultimi anni come uno dei massimi rappresentanti del genere dei JRPG, insieme a Persona e l’ancora prolifico Tales of. Andiamo quindi a vedere come si chiude questa trilogia e se le altissime aspettative dei fan sono state soddisfatte.
The Legend of Heroes: Trails Beyond the Horizon è disponibile a partire dal 15 Gennaio 2026 su PC Windows tramite Steam (al momento non ci sono certificazioni per Steam Deck, ma lo abbiamo giocato anche lì senza problemi e con ottimi framerate) e GOG, PS5 e Switch 2. Il gioco non offre purtroppo traduzioni ufficiali in lingua italiana. Questa recensione è basata su una chiave di attivazione per Steam fornita dal publisher NIS America.
Incipit e trama
Come accennavamo, questo è il terzo e ultimo capitolo della trilogia di Calvard, quindi non è espressamente pensato per chi non conosce già la storia. Tecnicamente è giocabile, ma si perderebbero davvero tantissime informazioni, in particolare su alcuni dei protagonisti, splendidamente approfonditi nei due episodi precedenti. Il nostro consiglio quindi è di partire dal primo Daybreak, o rischiereste di rovinarvi buona parte del racconto. Il gioco tenta di tamponare un minimo a questa mancanza con una serie di riassunti e informazioni accessibili dal menu iniziale. Guardare un breve video o leggere delle informazioni non è però paragonabile a vivere le prime due avventure in prima persona, cosa che vi consigliamo di fare prima di avvicinarvi a Trails Beyond the Horizon.
L’inizio della storia ci mette già in una situazione da fase finale di un racconto epico: la fine profetizzata per il continente di Zemuria si avvicina e, in parallelo, l’umanità si prepara al primo passo nello spazio. In questo contesto arriva un invito improvviso da Marduk a partecipare a un’esercitazione di addestramento ad alta tecnologia, che mette in moto i protagonisti Van Arkride, Rean Schwarzer e Kevin Graham e li porta a incrociare segreti legati al cuore stesso di Zemuria.
Come per i precedenti capitoli di questa serie, anche Trails Beyond the Horizon è un gioco estremamente verboso, con dialoghi davvero lunghissimi che possono dar fastidio. L’inizio del gioco è essenzialmente una serie di dialoghi che superano le due ore (a parte un dungeon che fa da tutorial). Realisticamente, se intendete comprare questo episodio è perché conoscete già almeno i due predecessori, quindi non dovrebbe esserci nulla di nuovo in tutto ciò. Resta il fatto che proprio l’inizio è senza dubbio la parte più debole dell’intero gioco, proprio a causa della sua lentezza e la volontà di fare una sorta di recap mostrandoci svariati personaggi.
Proseguendo la narrazione mostra tutta la qualità a cui siamo abituati, con dialoghi ben scritti, colpi di scena frequenti e una serie di cliffhanger che vengono messi in chiusura di capitolo un po’ come se stessimo guardando una serie TV. Gli sceneggiatori hanno intrecciato in modo magistrale i diversi punti di vista dei protagonisti, offrendoci una visione d’insieme che costruisce pezzo per pezzo un quadro completo dell’intero scenario. C’è in particolare una migliore coerenza interna rispetto a Daybreak 2, tutto scorre in modo più fluido e senza buchi, per quanto ritornino alcuni trope già visti in altri capitoli della serie.
Gameplay
Nell’esplorazione Trails Beyond the Horizon resta fedele alla formula dei capitoli più recenti: abbiamo hub urbani pieni di NPC e dialoghi, missioni che si agganciano alla routine quotidiana, e uscite verso aree esterne e dungeon. La sensazione di già visto nasce dal riuso di molte location dei capitoli precedenti: si torna negli stessi quartieri, sugli stessi collegamenti, con punti di riferimento familiari e compiti simili, e spesso il cambiamento è più nei dialoghi che nella mappa. Il worldbuilding resta vivo, ma la progressione spaziale è “geografica” lascia a desiderare: l’esplorazione cerca la familiarità più della scoperta.
Alcuni dungeon allungano il percorso con corridoi e deviazioni, spingendo a usare le opzioni di velocità per tagliare i tempi morti. Il viaggio rapido rende il backtracking più indolore, ma non elimina l’impressione di visitare varianti dello stesso set. Il loop resta piacevole per raccolta oggetti e side quest brevi, ma la ripetizione di asset e layout fa percepire zone come riempitivi tra un evento e l’altro.
Trails beyond the Horizon raffina il combattimento ibrido azione più turni: si ingaggia in tempo reale e, quando serve, si passa al tattico a turni in modo fluido.
Il real-time ha un peso notevole. Si possono usare abilità e magie già sui nemici in pattuglia e il tempismo conta, perché le schivate perfette attivano assist da parte dei compagni. ZOC è la leva di controllo: rallenta il tempo in azione, facilita setup e transizioni, e nei turni può dare un’azione extra alla stessa unità, influenzando direttamente la sequenza delle mosse. Poi abbiamo il sistema Awakening, che costa risorse, ma aumenta nettamente l’efficacia dei personaggi e spesso aggiunge benefici difensivi o di recupero. La parte migliore è la continuità: durante Awakening possiamo ad esempio entrare nel sistema a turni, quindi mantenere attivo lo status per sfruttarlo al cento per cento. Una volta appreso il meccanismo diventa chiaro che convenga costruire vantaggio in real-time e capitalizzarlo nella fase tattica.

Nei Command Battles la profondità cresce con AoE, combo e catene di attacchi, e con mosse potenti che possono ribaltare gli esiti degli scontri. I boss, però, sono pensati per non farsi travolgere: reagiscono, negano e spostano l’attenzione sulla gestione delle barre. Gli Shard Command, ordini alimentati da una risorsa dedicata, diventano qui centrali, e i contro-ordini possono annullare una scelta chiave, costringendo a spendere risorse anche per interrompere il piano avversario. È stimolante, ma può risultare punitivo se si preferisce un flusso più lineare.
C’è poi il Grim Garten, una sorta di hub per grind e ricompense: mappe a griglia con eventi, elementi gacha con gemme e officina per equip e personalizzazioni. Utile come contenuto parallelo, ma la componente gacha non mi ha entusiasmato, immagino dipenda molto anche dal gusto.
Verdetto
Trails Beyond the Horizon chiude l’arco di Calvard con un capitolo ambizioso e pieno di payoff, ma non privo di compromessi: l’avvio resta pesante e l’esplorazione ricicla parecchio, però quando la storia ingrana torna la qualità a cui Falcom ci ha abituati, con colpi di scena, capitoli costruiti bene e punti di vista che si incastrano in modo convincente. Sul fronte gameplay, il sistema ibrido azione e turni è più maturo e divertente, ZOC e Awakening rendono gli scontri più tattici e i boss obbligano a gestire risorse e contromisure, mentre la progressione via quartz e Xipha premia chi ama ottimizzare. Grim Garten aggiunge contenuti e ricompense ma la componente gacha resta una scelta discutibile. Nel complesso è un JRPG enorme, non pensato per chi inizia da qui, ma per i fan rappresenta una chiusura solida e molto soddisfacente.

