Backlog Steam: perché compriamo giochi che non giocheremo mai

C’è una domanda che quasi nessun videogiocatore ama farsi davvero, perché la risposta mette a disagio: perché continuiamo a comprare giochi che, nel profondo, sappiamo già che non giocheremo mai? Non “forse”, non “un giorno”: mai. Eppure li compriamo lo stesso, li aggiungiamo al backlog, li mettiamo in wishlist, li teniamo lì come se avessero ancora una possibilità. Su Steam, con saldi e bundle continui, il backlog Steam diventa una lente perfetta: non racconta solo cosa c’è, racconta cosa si pensava di fare e quando si pensava di farlo. Il backlog non è una semplice lista di giochi: è una lista di intenzioni non mantenute, e da un certo punto di vista questo lo rende molto più interessante di quanto sembri.

Nel video qui sopra il tema viene affrontato in modo più approfondito, con esempi pratici e un discorso più ampio su saldi, abbonamenti e il concetto di accesso infinito. Questo articolo serve a mettere in ordine i meccanismi principali, senza trasformare il backlog in una gara a chi smaltisce di più.

Il punto non è trasformare l’acquisto in una colpa morale. Il punto è capire cosa stiamo davvero comprando quando clicchiamo “aggiungi al carrello” e perché quel gesto è spesso più facile che avviare un gioco e restarci dentro. Perché, a un certo punto, il backlog smette di essere neutro: diventa pressione e fatica, anche prima di premere Start.

Perché il backlog Steam si riempie: possesso, sconti e tempo futuro

Il primo punto da capire è che il backlog non nasce dal desiderio di giocare, ma dal desiderio di avere. Il cervello non distingue chiaramente tra possesso e utilizzo, soprattutto quando il costo di acquisizione è basso. Uno sconto, un bundle, un’offerta a tempo o un abbonamento abbassano la soglia decisionale: quando si paga poco la mente non registra una scelta piena, registra un’opportunità. E le opportunità non generano urgenza, generano accumulo.

Qui entra in gioco un meccanismo psicologico preciso: l’illusione del tempo futuro. Quando si compra un gioco, raramente lo si compra per oggi. Lo si compra per una versione ideale di sé che avrà tempo, energie, concentrazione e voglia. È una proiezione che si ripete: si sovrastima il tempo libero futuro e si sottovaluta la fatica mentale che arriverà insieme a quel tempo. Quando la serata libera arriva davvero, spesso arriva anche con la testa scarica, e l’attrito dell’inizio pesa più del previsto.

Molti titoli finiscono nel backlog anche per un motivo più scomodo: non sono lì per essere giocati, ma per essere tranquillizzanti. Avere una libreria piena dà una sensazione di sicurezza, come dire “quando avrò voglia ho tutto pronto”. Questa sicurezza però ha un effetto collaterale: più scelta esiste, meno si inizia. Quando le opzioni diventano troppe, il cervello non sceglie ma rimanda, e il rimandare si cronicizza.

Accesso infinito: comprare e giocare diventano due attività diverse

Il mercato ha capito perfettamente questa dinamica e la sfrutta: abbonamenti, cataloghi infiniti, offerte a tempo, free to play e rotazioni mensili spostano il focus dal giocare al collezionare accesso. Non si compra più un gioco, si compra la possibilità di giocarci. E quando tutto è disponibile, niente è prioritario. Il backlog diventa infinito perché l’accesso è infinito, ma attenzione e tempo restano limitati.

Il backlog può anche diventare un sostituto simbolico del gioco: possedere titoli fa sentire parte dell’hobby anche quando si passa più tempo a guardarli su YouTube o Twitch, o a seguire news e recensioni, che a giocarli davvero. Non è necessariamente pigrizia: è economia mentale. Quando la mente è stanca, ottimizza, e ottimizzare spesso significa evitare tutorial, evitare nuovi sistemi, evitare la sensazione di essere indietro rispetto a un gioco che chiede ore. Se il tema si intreccia con la fatica di restare concentrati, l’articolo Perché è difficile concentrarsi sui videogiochi oggi aggancia lo stesso problema da un’altra angolazione.

Dentro la stessa economia rientra anche l’attrito tecnico, soprattutto su PC: stutter, frametime instabile, settaggi da rifare e prestazioni imprevedibili aumentano il costo mentale dell’avvio e spingono ancora di più verso i comfort game. In ottica pratica ha senso usare la pagina dei Benchmark per orientarsi tra prestazioni reali e componenti e, quando serve, collegare una guida di build (per esempio PC da gaming 1000 euro) come supporto. Ridurre la frizione tecnica non risolve il backlog, ma rende più probabile l’avvio.

La parte più liberatoria è accettare che non esiste alcun obbligo di giocare i giochi comprati. Il backlog non è un dovere morale, non è un debito verso qualcuno: è soltanto una lista. E spesso smettere di sentirsi in colpa per quella lista è il primo passo per tornare a giocare davvero, scegliendo con leggerezza invece che con pressione.

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