GTA 6 potrà costare 80 euro, arrivare in una custodia senza disco e riservare una parte delle sue attività a chi ne spenderà 110. Poi venderà comunque una quantità indecente di copie, perché stiamo parlando di GTA e non di un prodotto che deve convincere qualcuno della propria esistenza. Proprio per questo la mossa merita di essere guardata bene: Rockstar e Take-Two non stanno facendo un esperimento rischioso, non rischiano proprio nulla. Stanno solo usando il gioco più atteso della generazione per spostare un altro pezzo di mercato nella direzione che conviene a loro.
Il prezzo base statunitense è di 79,99 dollari e l’Ultimate Edition sale a 99,99. Da noi la conversione indicata per i preordini porta il listino a 79,99 e 99,99 euro. Fin qui, per quanto l’aumento non faccia piacere, si resta dentro una dinamica già vista con Nintendo e con la crescita generale dei prezzi. Il problema arriva quando si guarda che cosa viene chiuso dietro quei venti euro aggiuntivi e quando si scopre che la copia da scaffale non contiene davvero GTA 6.
L’Ultimate Edition non vende solo qualche skin
La parte più facile da liquidare è quella estetica. Vestiti, tatuaggi, armi con incisioni, veicoli particolari, livree e accessori sono il solito materiale che negli ultimi anni viene infilato nelle edizioni premium per far sembrare il pacchetto più ricco. Non è una pratica bella, ma almeno resta chiaro il patto: chi paga di più compra roba decorativa, oppure una scorciatoia che non cambia davvero il gioco.
Qui però Rockstar ha deciso di andare oltre. L’Ultimate Edition include garage e officine dedicate alla personalizzazione, un salone, un negozio di abbigliamento e uno studio di tatuaggi accessibili solo con la versione più costosa. Dentro ci sono poi due elementi che hanno un peso diverso da una maglietta virtuale. Il Gang Compound è un’attività dove si entra nella roccaforte di una gang per uscirne con contrabbando e oggetti speciali. La Special Commission ruota invece attorno al recupero e alla sistemazione di vecchie auto.
Non serve inventarsi che qualcuno abbia fisicamente strappato questi contenuti dalla versione standard nell’ultima settimana di sviluppo. Sappiamo benissimo che lo sviluppo di contenuti “extra” avviene in modo chiaro e deliberato durante la creazione di tutti i videogiochi che vogliono monetizzare in modo più aggressivo. Il punto fondamentale è che una porzione di attività, luoghi e progressione del mondo di gioco è stata pensata fin dall’inizio come barriera commerciale. Con 80 euro si prende GTA 6; con 100 si prendono anche zone, incarichi e servizi che rendono quel GTA 6 un po’ più pieno. Quanto “più pieno” non avremo modo di saperlo fino a quando il gioco non sarà rilasciato. Intanto crei FOMO, poi se la vedono i giocatori. Magari sono contenuti che potrebbero diventare sbloccabili più avanti, potrebbero essere espansi o ridimensionati, potrebbero perfino rivelarsi attività marginali. Oggi Rockstar li presenta come esclusivi della Ultimate. Finché resta questa la comunicazione, vendere elementi di gameplay nel pacchetto da 100 euro è una scelta difficile da difendere. Da un gioco normale ce la si aspetta, magari storcendo il naso e andando avanti. Da GTA, che ha già davanti una montagna di vendite e di monetizzazione futura, dà l’idea di voler iniziare a chiedere il conto prima ancora di aver aperto le porte di Vice City.
La custodia di GTA 6 è una cartolina
La questione davvero grossa resta la copia fisica. Il 19 novembre GTA 6 arriverà nei negozi con una custodia e un codice di download. Il disco non ci sarà. Non è una scelta simbolica: cambia in modo concreto che cosa si compra e che cosa si potrà fare dopo.
Il disco non è una garanzia di preservazione, ne abbiamo parlato più volte. Un gioco moderno vive di patch, aggiornamenti e server. Nessuno qui sostiene che basti infilare un Blu-ray nella console per congelare per sempre GTA 6 nel tempo. Quel supporto conserva però almeno tre cose che il codice elimina: la possibilità di prestare il gioco, di rivenderlo e di comprarlo usato quando il prezzo smette di essere quello del lancio.
Una custodia con un codice può essere regalata, può passare di mano fino al momento dell’attivazione. Dopo vale zero. Il negozio la vende una volta, il cliente la riscatta e l’oggetto diventa un fermacarte. Non torna indietro, non rientra nel giro dell’usato, non aiuta chi tra sei mesi vorrebbe recuperare cinquanta o sessanta euro dalla propria copia per finanziare il prossimo acquisto. Per Rockstar ogni singola persona che vuole giocare deve passare di nuovo dalla cassa.
Qualcuno risponderà, giustamente, che oggi il digitale pesa già enormemente e che questa fetta di pubblico non può decidere il destino di un titolo del genere. Le console solo digitali sono aumentate e, secondo i dati citati in queste ore, negli Stati Uniti oltre metà delle Xbox Series vendute e più di un quarto delle PS5 vendute non hanno nemmeno il lettore. Il digitale è la strada principale da tempo.
Anche prendendo per buono un rapporto vicino al 90-95% a favore del digitale, però, il fisico non diventa automaticamente irrilevante. GTA 6 non venderà due milioni di copie e poi sparirà. Se durante questa generazione arrivasse nell’ordine di 40-45 milioni di unità, un residuo del 5-10% vorrebbe dire comunque da due a quattro milioni e mezzo di giochi fisici. Sono numeri che per moltissimi tripla A rappresentano un successo intero, non esattamente bruscolini.
E qui Rockstar sta facendo una scelta quasi paradossale. Un GTA nuovo è uno dei rarissimi prodotti rimasti capaci di trascinare persone nei negozi, di far circolare usato per anni, di tenere in vita quella componente del mercato anche presso chi compra poco e aspetta il prezzo giusto. Invece il titolo più grande di tutti arriva con un box che imita il formato fisico, togliendogli proprio la funzione che lo rendeva utile.
Rockstar guadagna due volte
La spiegazione ufficiale ha una sua parte sensata. Non dover consegnare mesi prima un master definitivo per la duplicazione consente a Rockstar di lavorare più a lungo sul gioco, non c’è il limite del dover andare in fase gold, che tante volte avviene un mese e più, prima del lancio del gioco. A detta di Rockstar riduce inoltre una delle strade da cui possono arrivare copie anticipate, streaming fuori embargo e spoiler. Cosa difficile da credere, considerato che giochi di questo genere hanno sempre DRM, patch del day one e non possono nemmeno essere avviati senza gli update ufficiali del giorno di lancio.
In ogni caso, motivazioni da PR a parte, rimane una decisione costruita per risolvere i possibili problemi dell’editore, non quelli di chi compra. Saltano stampa, distribuzione e parte della logistica. Il gioco resta interamente agganciato agli store digitali di PlayStation e Xbox, dove la vendita non può sfuggire né trasformarsi in una copia di seconda mano. I retailer possono ancora vendere la scatola nel circuito del nuovo, ma perdono la parte che li tiene davvero in piedi: il giro continuo tra ritiro e rivendita dell’usato.
È qui che “tanto il digitale vale già il 90%” diventa una difesa poco sensata. Il mercato non cambia perché un gioco piccolo decide di non stampare il disco. Cambia quando lo fa l’uscita più potente del settore, quella che avrebbe potuto permettersi tirature enormi, una vera edizione fisica e persino più dischi o un supporto simbolico per chi vuole possedere qualcosa.
Il dettaglio più interessante, e anche più cinico, riguarda il futuro. Si è parlato di una possibile versione fisica successiva, ma per ora sono solo speculazioni. GTA V, però, ha insegnato come funziona la serie: un lancio non basta mai, perché tra nuove console, edizioni aggiornate, contenuti aggiuntivi e GTA Online c’è sempre un’altra occasione per rimettere il prodotto sullo scaffale.
GTA 6 arriva nella fase finale di questa generazione e avrà davanti anni di riedizioni potenziali. Una Complete Edition sulla prossima PlayStation e sulla prossima Xbox, magari con DLC e una vera copia fisica, sarebbe un modo molto efficace per richiamare chi voleva il disco al lancio e per vendere di nuovo il gioco a chi lo possiede già in digitale. È un’ipotesi, non una previsione. Ma il double dipping diventa molto più facile quando il disco viene tenuto fuori dalla prima corsa.
GTA 6 non fallirà perché manca il Blu-ray. Nemmeno la protesta online fermerà milioni di persone che aspettano questo gioco da più di dieci anni. Il punto è un altro: Rockstar sta alzando il prezzo, chiudendo attività dietro la Ultimate e togliendo l’usato nello stesso momento. Lo può fare perché GTA è GTA. Ed è proprio il motivo per cui questa operazione pesa molto più di una semplice custodia vuota.

