Hob è la terza produzione del talentuoso studio americano Runic Games, autore della serie Torchlight. Conoscendoli non avevamo alcun dubbio sulla buona riuscita del progetto già dai primi trailer di gameplay visti lo scorso anno, nei quali si poteva apprezzare un art style ispiratissimo e una struttura abbastanza simile agli adventure più famosi di sempre, tra cui The Legend of Zelda, ICO e Shadow of the Colossus. Non è il primo né sarà l’ultimo titolo a omaggiarli ma di certo è uno di quelli che ci sono riusciti meglio. Vediamo di analizzare nel dettaglio questa piccola perla indie nella nostra recensione.

Hob – Recensione

Il sipario si apre in modo tenue ed elegante, con una breve presentazione dei personaggi e del mondo di gioco attraverso delle sezioni scriptate rigorosamente mute dove anziché la parola regna l’espressività. Nessuno in Hob parla, piuttosto emette suoni incomprensibili e gesticola. Tuttavia, al contrario di moltissimi concorrenti come Hyper Light Drifter e Moon Hunters, coglieremo perfettamente il senso di ogni interazione. Non c’è una vera e propria trama: si tratta di un viaggio alla scoperta di noi stessi e di ciò che ci circonda. Il pretesto per andare avanti rimane comunque ben saldo fin dall’incipit, in cui il protagonista decide di esplorare i dintorni della sua foresta natale insieme all’amico robot che abbiamo affettuosamente chiamato Bastion rifacendoci all’androide di casa Blizzard.

Hob – Video recensione

I due si accorgono presto di uno strano fenomeno a causa del quale la vegetazione sta sparendo e il suolo diventa sempre più arido. Così si mettono in marcia, convinti di poter restaurare l’antico splendore del territorio, debellando la misteriosa sostanza violacea che inghiotte tutta la materia organica sul suo cammino. Al fine di evitare spoiler non andiamo oltre. Sappiate però che arrivati alla conclusione della vicenda (noi l’abbiamo fatto in 9 ore) vi renderete conto che ne sarà valsa la pena. È tutto sommato una storia semplice, priva di inganni e colpi di scena ma dotata della giusta carica sentimentale/riflessiva. Se avete gradito Ori and the Blind Forest o Seasons After Fall con Hob non sbaglierete certo strada.

In ambito meccanico non ci troviamo di fronte a un titolo che innova, bensì rifinisce. I controlli sono facilmente comprensibili in pochi secondi e qualsiasi giocatore si sia mai cimentato in un adventure saprà padroneggiarli senza problemi. Abbiamo a disposizione una spada, un braccio meccanico con cui effettuare attacchi corpo a corpo, salto, schivata e varie abilità da sbloccare che aggiungono una notevole profondità al sistema di combattimento. La progressione avviene piuttosto rapidamente. Basta uccidere quanti più nemici possibile e rinvenire oggetti specifici nascosti a regola d’arte nei meandri della mappa. Consigliamo di dare la priorità ai potenziamenti della salute e della spada poiché decisivi nelle sorti delle battaglie. Non che il gioco sia così difficile, anzi forse risulta spesso un tantino permissivo, però disporre di più punti vita aiuta nel mid-game.

L’incantevole mondo di Hob

hobGli scontri, comunque, non costituiscono neanche il 40% dell’esperienza. In Hob dominano invece platforming e puzzle, entrambi calcolati benissimo e mai frustranti. Non ci si inchioda per ore nello stesso punto a causa di informazioni insufficienti o sezioni astruse. Al contrario gli indizi vengono mostrati in modo graduale, intelligente, e ciò rende il ritmo di gioco incredibilmente armonioso. L’esplorazione è molto piacevole, grazie a un level design di prim’ordine che con le sue innumerevoli scorciatoie ci ha un po’ ricordato i Soulsborne. Chi osa e sperimenta viene premiato, d’altronde i segreti sparsi per la mappa sono centinaia, tutti di grande valore peraltro. Infine le inquadrature coraggiose con i repentini cambi di prospettiva conferiscono all’opera quel gradito tocco registico che non ti aspetti. Peccato solo che di rado interferiscano nel platforming provocando qualche caduta di troppo. Niente di drammatico, in ogni caso.

Sul versante tecnico Hob sfoggia uno stile tanto basilare quanto delizioso. La resa del motore non si distanzia granché da quanto visto nei Torchlight, con il classico piglio cartoonesco che contraddistingue Runic. Si nota una discreta varietà nelle ambientazioni, tutte affascinanti allo stesso modo, una cura maniacale dei dettagli e una palette di colori ricca al punto giusto. Ottime le animazioni, fluide e realistiche in qualsiasi frangente.
Buoni gli effetti sonori, ma solo sufficiente la soundtrack che affiora soltanto in sporadiche comparsate nei momenti salienti. Così così, invece, l’ottimizzazione, visti i frequenti cali di framerate fin sotto i 50 sulla nostra configurazione di prova con i7 3770k e GTX 1080 @144hz 1080p. In linea di massima, escludendo i cali, ci si mantiene sui 120-130 ma c’è ancora indubbiamente del lavoro da svolgere per migliorare le performance.

Hob poteva essere ottimizzato meglio, ma resta davvero piacevole

hobSu una cosa non ci sono dubbi: Runic ci sa fare e l’ha dimostrato per l’ennesima volta consegnandoci un prodotto di estrema qualità a un costo tra l’altro ridottissimo. Hob viene venduto a 19,99€ e, credeteci, vale fino all’ultimo centesimo. Siamo davanti a un gioco rivoluzionario per il genere di appartenenza? No. Neanche lontanamente. Tuttavia Hob racchiude al suo interno gran parte degli elementi che ci hanno fatto amare gli adventure vecchia scuola e li amalgama in maniera impeccabile. Dunque non date retta ai dementi su Steam che puniscono gli sviluppatori con commenti e recensioni negative solo perché avrebbero voluto Torchlight 3. Hob è un gioiellino da non perdere.