Marathon, console war e il tifo per il flop

Marathon è uscito sul mercato da quasi tre mesi, ma per una parte di internet il processo era cominciato molto prima. La sentenza era pronta, il sacco nero pure, l’etichetta già scritta con il pennarello: “Concord 2”. Rapido e soprattutto utilissimo per non dover guardare davvero il gioco, i suoi problemi reali, le sue qualità eventuali, il contesto Bungie, il genere, il pubblico a cui parla o quello che sta provando a fare.

Elias Toufexis, attore coinvolto in Marathon e conosciuto anche per Deus Ex, ha detto una cosa abbastanza normale: criticare un gioco va benissimo, passare ore a sperare che fallisca è un’altra roba. Non esattamente una rivelazione mistica, ma nel gaming attuale sembra quasi estremismo moderato.

Perché il problema ormai non è più solo la critica. La critica serve. La critica guarda il gioco, guarda il prezzo, guarda il modello economico, guarda le promesse, guarda il supporto, guarda se Bungie sta vendendo l’ennesima cambiale live service dopo anni di fiducia consumata. Tutto legittimo. Anzi, necessario.

Il tifo invece guarda la maglia. E nel gaming moderno le maglie sono ovunque. PlayStation, Xbox, Nintendo, PC, Steam, Game Pass, AAA, indie, esclusive, multipiattaforma, mod, hardware, abbonamenti. Qualunque cosa può diventare una curva da difendere.

Sea of Thieves è stato un esempio perfetto. Finché era “roba Xbox”, per una parte del pubblico PlayStation era il solito giochino da abbonamento, simpatico forse, ma utile soprattutto per dire che Xbox non avesse vere esclusive. Poi è arrivato su PlayStation e, miracolo da cambio di maglia, per molti è diventato più interessante, più curioso, più degno di essere provato, tanto da mantenersi saldamente in testa alle classifiche di vendita su PlayStation Store.
Il gioco non si era trasformato in laboratorio. Era cambiato il recinto.

Con i giochi Sony su PC abbiamo visto un teatro ancora più ridicolo. Quando erano solo su PlayStation, erano giochi senza gameplay, con una buona grafica, ma essenzialmente vuoti. Quando sono arrivati su PC sono stati acquistati con una certa festosità, sottolineando che i titoli PlayStation adesso fossero disponibili anche su PC. Adesso che Sony ha cambiato idea, i giochi in questione sono di nuovo tornati ad essere poco interessanti, tutto sommato non desiderabili.

Nintendo viene tendenzialmente disprezzata dagli utenti Sony, Microsoft e PC: giochi da bambini, sempre gli stessi franchise, è sempre Mario. Mi domando cosa succederebbe se i titoli delle piattaforme Nintendo arrivassero improvvisamente sulle altre console. Sarebbero ancora giochi inutili da bambini? O magari li vedremmo in testa alle classifiche di vendita?

Perfino l’ecosistema PC vede qualcosa di molto simile. Per molti giocatori console è tutto troppo complicato: driver, settaggi, componenti. Il mondo delle mod non è niente di che, il fatto che un enorme numero di indie escano con largo anticipo su PC non è importante, il fatto che la scena dell’accesso anticipato sia enorme è irrilevante. Eppure, se guardiamo le vendite di tanti piccoli titoli che approdano su Steam, sembra che la questione sia molto diversa, e che forse giochi come Hades e tutte le piccole produzioni indipendenti che vanno virali su Twitch risulterebbero più che interessanti anche per i giocatori console.

Essenzialmente il gioco smette di essere un prodotto e diventa materiale da usare contro qualcuno. Se Marathon va male, qualcuno festeggia perché Bungie aveva finito il credito, Sony aveva sbagliato ancora, i live service dovevano schiantarsi. Se va meglio del previsto, si sposterà il discorso: ha giocatori ma calerà, ha qualità ma non conta, piace ma è nicchia, funziona ma il genere è morto, regge ma non abbastanza.
C’è sempre una via di fuga per non ammettere che magari l’altra squadra, ogni tanto, qualcosa di buono lo fa.

I publisher ovviamente hanno dato benzina al fuoco, non voglio negarlo in alcun modo. Hanno venduto live service nati già con la flebo, roadmap tipo cambiali, monetizzazioni aggressive, giochi incompleti, promesse ridicole. A forza di chiedere fiducia e bruciarla, poi non puoi stupirti se il pubblico arriva col coltello tra i denti. Solo che cinismo e lucidità non sono la stessa cosa.

Essere scettici verso Marathon ha senso. Volerlo vedere morto per fare il meme, vincere la discussione e sentirsi dalla parte giusta della console war è altro. Esattamente come chi lo difende a spada tratta perché il gioco gli piace e diventa completamente cieco sia alle mancanze della produzione che alle difficoltà economiche che girano intorno al gioco stesso e a Bungie all’interno di Sony. In entrambi i casi ci troviamo su un estremo molto pericoloso: non stai proteggendo il consumatore se demolisci un gioco per rabbia, e non lo proteggi nemmeno se diventi un fanboy. Non ha nessun senso tifare per un incidente, né ha senso negare le colpe di quell’incidente. Il difficile sta nel mantenersi freddi, distaccati, osservatori non coinvolti in una situazione che è per forza di cose sfaccettata e più complessa di un comunicato stampa fatto ad hoc.

Marathon può piacere, deludere, reggere, crollare, migliorare o sparire. Si giudica su quello che è, su quello che promette e su quello che mantiene. Il resto è rumore da curva di uno stadio.

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