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PlayStation senza dischi: il 62% dei Paesi non ha uno Store ufficiale

Sony ha deciso che da gennaio 2028 non produrrà più dischi per i nuovi giochi PlayStation. Secondo l’azienda, si tratta di una naturale conseguenza delle “preferenze del pubblico” (informazione non corretta ottenuta tramite un’utilizzo falsato dei dati di vendita), ormai orientato soprattutto verso il digitale. Peccato che il PlayStation Store non sia ufficialmente disponibile in gran parte del pianeta.

TheGamer ha riportato un dato piuttosto pesante: 121 Paesi, circa il 62% degli Stati riconosciuti nel mondo, non permetterebbero di creare un account PlayStation Network locale. Tra quelli esclusi troviamo Georgia, Pakistan, Kenya, Jamaica, Venezuela, Zimbabwe ed Estonia. La lista comprende mercati molto diversi tra loro, alcuni piccoli e altri con decine o centinaia di milioni di abitanti.
Il numero però va esaminato con un minimo di attenzione. Non significa infatti che il 62% della popolazione mondiale resterà senza PlayStation 6. Stati Uniti, Giappone e gran parte dell’Europa, cioè le aree dove PlayStation vende di più, hanno ovviamente accesso a PlayStation Network. Contare ogni nazione allo stesso modo mette sullo stesso piano una nazione enorme come l’India e una piccola isola del Pacifico.

Chiarito questo, il problema non sparisce: Sony vuole rendere obbligatorio uno store che non offre ufficialmente in una quantità enorme di territori. Oggi molti giocatori aggirano il limite creando un account registrato in un’altra regione. Scelgono Stati Uniti, Turchia o un Paese vicino, comprano credito attraverso gift card e continuano a utilizzare la console. La procedura è diffusa da anni e Sony non ha mai condotto campagne di sospensione contro chi la usa soltanto per sopperire alla mancanza di uno store locale.
Resta comunque una soluzione per niente ideale. Capita che i metodi di pagamento possono non funzionare e i prezzi non tengono conto del potere d’acquisto del Paese reale. Se una persona che vive in Pakistan è costretta a comprare sullo store statunitense, deve pagare i prezzi americani, che saranno proporzionalmente elevatissimi. In pratica si sta fingendo di abitare altrove per poter dare soldi a Sony.
Finché esistono i dischi, almeno una strada alternativa rimane aperta. Un rivenditore può importare una copia fisica e venderla in un territorio non supportato. Questa è una soluzione ottima per il giocatore, che semplicemente paga qualcosa in più per l’importazione, ma si ritrova almeno con una copia fisica che è eventualmente libero di rivendere in futuro.

Dal 2028 questa possibilità dovrebbe scomparire per tutte le nuove uscite. Sony afferma che i giochi continueranno a essere venduti anche dai retailer, ma in formato digitale. In sostanza, il negozio potrà consegnare una scatola con un codice oppure vendere direttamente una chiave. Quel codice, però, dovrà comunque essere riscattato attraverso un account appartenente a una regione supportata. Il negozio fisico sopravvive come intermediario, ma il supporto fisico di per sé muore.
La comunicazione di Sony è stata a dir poco discutibile. Nel proprio annuncio, l’azienda parla di maggiore libertà nella scelta del luogo in cui acquistare i giochi. Il cliente potrà rivolgersi al PlayStation Store oppure a un rivenditore. Falso, considerato che entrambe le strade terminano dentro l’infrastruttura di Sony, l’unica autorizzata a convalidare il codice, concedere la licenza e mantenere accessibile il prodotto. Fin quando non decide che il gioco non è più tuo. È come vantarsi di offrire due ingressi quando entrambi conducono alla stessa cassa.

Per i Paesi privi di PlayStation Network, la situazione è ancora più grottesca. Sony vende hardware in mercati dove non c’è accesso ai propri servizi, poi elimina il formato che permetteva di compensare quella mancanza. La responsabilità di risolvere il problema passa al giocatore, costretto a usare account stranieri e carte prepagate. Qualcuno potrebbe rispondere che questa situazione esiste già e che gli utenti continueranno a fare esattamente ciò che hanno sempre fatto. Cosa vera, la differenza sta nel fatto che tutto diventa ora obbligatorio. Finora l’account estero era un modo per accedere allo store; dal 2028 diventerebbe l’unico modo per acquistare qualunque nuova uscita.
Tutto ciò ovviamente non vieta che Sony potrebbe svegliarsi una mattina e cambiare le regole, bloccare un metodo di pagamento o richiedere verifiche regionali più rigide. Non serve immaginare un complotto.

Prima di abbandonare i dischi, l’azienda avrebbe dovuto garantire il PlayStation Store in tutti i mercati dove vende ufficialmente le proprie console. Sarebbe stato il requisito minimo, non una concessione particolarmente generosa. In alternativa avrebbe potuto mantenere il supporto fisico ed evitare questa enorme shitstorm che sta affrontando su tutti i mercati. Sony ha preferito procedere al contrario: prima chiude la via indipendente dal PlayStation Network, poi lascia che una parte del pubblico trovi da sola il modo di entrare.

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