Prezzi RAM, maxi causa contro Samsung, SK Hynix e Micron

Il rincaro dell’hardware non dipenderebbe soltanto dalla corsa dell’intelligenza artificiale e dalla domanda crescente dei data center. Una class action negli Stati Uniti accusa Samsung, SK Hynix e Micron, i tre colossi che producono quasi tutta la DRAM mondiale, di aver contribuito a rendere il mercato ancora più caro riducendo l’offerta di memoria tradizionale e spostando la produzione verso i chip HBM destinati all’AI.

L’accusa è pesante: mentre DDR3 e DDR4 diventavano più costose, i produttori avrebbero ristretto ulteriormente la disponibilità di quei moduli, concentrando investimenti e capacità produttiva su memorie molto più redditizie per i data center. In sostanza, il mercato consumer avrebbe pagato di più per componenti sempre meno centrali nelle priorità industriali dei tre gruppi.
La denuncia sostiene che Samsung, SK Hynix e Micron controllino una quota tale della produzione DRAM da rendere quasi impossibile una reazione esterna. Aprire una fabbrica di memorie richiede decine di miliardi di dollari, anni di lavoro e tecnologie accumulate nel tempo: non basta che i prezzi salgano perché dal nulla compaia un quarto produttore pronto a inondare il mercato di RAM più economica.

Ed è qui che la vicenda diventa interessante anche per il gaming. Quando il costo della memoria sale, non aumentano soltanto i prezzi dei banchi RAM da montare sul PC. Crescono i costi di SSD, console, laptop, smartphone e qualsiasi dispositivo che dipenda da memoria e storage. Non a caso Microsoft ha appena alzato il prezzo delle console Xbox, citando un aumento superiore a due volte e mezzo per memoria e archiviazione. Anche Valve ha ammesso che il prezzo previsto per Steam Machine non era più sostenibile, mentre Sony e Nintendo hanno già ritoccato verso l’alto vari prodotti hardware negli ultimi mesi, tra cui ovviamente anche le console principali, con PS5 Pro ormai pericolosamente vicina alla soglia dei 1000 euro.

La causa parla di un mercato “distorto” dalla condotta dei tre produttori. L’idea è semplice: in una situazione davvero concorrenziale, un aumento così forte dei prezzi dovrebbe spingere qualcuno ad aumentare la produzione della memoria richiesta dai consumatori. Questo, ovviamente, non è successo. In pratica non c’è stata più l’applicazione della storica legge della domanda e dell’offerta, nessuna azienda ha voluto coprire il vuoto del mercato consumer, “preferendo” restare sui banchi HBM utilizzati per data center e intelligenze artificiali. Questo, in circostanze normali, non avviene, perché qualsiasi azienda è interessata al proprio profitto e, se non ci fossero accordi sotto, è ragionevole presumere che almeno una delle 3 major del settore avrebbe cercato di coprire il segmento consumer.

Non sarebbe nemmeno la prima volta che i nomi coinvolti finiscono dentro una storia del genere. Nel 2005 Samsung si dichiarò colpevole e accettò una multa da 300 milioni di dollari per un caso di manipolazione dei prezzi della DRAM; Hynix ricevette una sanzione da 185 milioni, mentre Micron collaborò con le autorità dopo aver segnalato l’accordo. La nuova denuncia richiama anche le indagini cinesi sul rialzo dei prezzi tra il 2016 e il 2018, sostenendo che questa sarebbe la terza grande fiammata nello stesso mercato e con gli stessi protagonisti. Ovvio poi che, con cifre del genere, nessuna delle tre aziende trovi una grande motivazione nel rispettare le regole. Parliamo di multe di qualche centinaio di milioni (nel peggiore dei casi, tra l’altro), contro guadagni di svariati miliardi di dollari.

Naturalmente, una causa non equivale a una condanna. Samsung, SK Hynix e Micron dovranno rispondere alle accuse e il procedimento dovrà dimostrare se ci sia stata davvero una condotta coordinata. Ma il quadro è già abbastanza chiaro da risultare inquietante: l’AI sta assorbendo capacità produttiva, i grandi produttori possono scegliere quali memorie convenga realizzare e chi compra hardware da gioco rischia di restare in fondo alla fila.
Per anni ci siamo abituati all’idea che l’hardware diventasse più potente senza diventare necessariamente più costoso. Ora il mercato sta facendo il percorso inverso: componenti più cari, console più care, PC più cari e aziende che scaricano il conto finale su chi compra.
E se l’accusa dovesse reggere, il problema non sarebbe soltanto l’AI che ha sballato domanda e prezzi, ma il fatto che tre aziende abbiano avuto abbastanza potere da decidere che il mercato consumer poteva essere sacrificato.

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