The Last Worlds: Crossed Souls si presenta su Steam come un action RPG open world in terza persona ambientato su Ness-444, un pianeta alieno popolato dai Nessky, creature fantastiche legate a un mondo contaminato dall’oscurità. Sulla carta il progetto di Lupio Studios prova a mettere insieme esplorazione, combattimento, crafting, progressione e un compagno capace di aiutare il giocatore nella raccolta di risorse e nell’attraversamento di alcune zone.
Il problema è che, dopo aver ricevuto dallo sviluppatore una chiave di attivazione per provare la build attuale, l’impressione è stata decisamente più dura di quanto lasciasse intendere la descrizione ufficiale. The Last Worlds: Crossed Souls, allo stato attuale, sembra un progetto ancora molto lontano da una forma convincente, non solo per i limiti tecnici inevitabili di una versione preliminare, ma per problemi più profondi di combat system, presentazione e direzione generale.
Il combattimento è un aspetto critico. Gli scontri risultano blandi, banali, privi di peso e di reale interesse. I colpi non trasmettono impatto, le animazioni non restituiscono tensione, e la sensazione generale è quella di un sistema messo lì perché un action RPG deve pur avere un modo per far colpire qualcosa al giocatore. Non c’è ritmo, non c’è lettura dello spazio, non c’è una gratificazione chiara nell’attaccare, difendersi o gestire i nemici. Tutto scivola via in modo piatto, senza spessore, e in un gioco che dichiara di voler puntare anche sull’avventura e sulla progressione questo è un problema enorme.
A questo si aggiungono difetti tecnici abbastanza evidenti. Inclinando lo stick oltre un certo livello ci sono situazioni (quelle in ambienti al chiuso) in cui lo schermo diventa nero, un comportamento che spezza completamente il controllo e rende la build difficile da prendere sul serio anche come semplice assaggio.
Nemmeno la scrittura aiuta. I testi provati risultano deboli, generici (NPC: “Il prossimo avversario che incontrerai sarà più forte di quanto tu abbia mai affrontato prima”; siamo letteralmente al secondo avversario del tutorial), poco interessanti. È un peccato, perché l’idea di un pianeta alieno contaminato, con creature fantastiche e rovine da scoprire, avrebbe almeno una base immaginifica su cui lavorare. Qui però tutto sembra ancora troppo grezzo, come se il gioco avesse una lista di elementi tipici del genere senza una vera idea capace di tenerli insieme.
Anche il design visivo lascia dubbi pesanti. Più che un mondo coerente, The Last Worlds: Crossed Souls dà spesso l’impressione di un insieme di asset accostati senza una sufficiente direzione artistica. Non è solo una questione di budget, perché tanti indie poveri funzionano benissimo quando hanno gusto, coerenza e una visione chiara.
Va detto che la build provata è ancora un chiarissimo word in progress e che il gioco è previsto in Accesso Anticipato, dunque è chiaro che potrà cambiare molto durante lo sviluppo. Ma perfino l’early access non dovrebbe essere una scusa per presentare un combat system così debole, e un’identità così poco messa a fuoco. The Last Worlds: Crossed Souls ha ancora tempo per migliorare, ma la versione provata lascia una diagnosi piuttosto netta: prima di pensare all’ambizione open world, servono fondamenta vere. Al momento, quelle fondamenta non sembrano esserci.


