La prima stagione di The Witcher è, in linea di massima, “buona”. Mi sento di consigliarla agli amanti del fantasy tradizionale di matrice tolkieniana, ma anche a chi abbia apprezzato i videogame o i romanzi. Non è un capolavoro in grado di rivaleggiare con le prime stagioni di Game of Thrones, né tantomeno con la trilogia del Signore degli Anelli. Ha infatti alcuni difetti oggettivi e delle mancanze più soggettive, di cui adesso andremo a parlare. Ad ogni modo, rimane una serie più che valida, e che merita la nostra attenzione. Ha un potenziale considerevole, e c’è da augurarsi che venga sfruttato a dovere negli anni a venire. Iniziamo la nostra recensione, che vi anticipiamo essere totalmente priva di spoiler.

The Witcher – Stagione 1 (Netflix) – Recensione

L’impatto con la serie è convincente. Il primo episodio di The Witcher è infatti di altissimo livello, senza dubbio uno dei migliori di questa prima stagione. Geralt viene tratteggiato nei suoi elementi più distintivi, nel suo essere cupo, freddo e sempre lucidissimo. Lascia trasparire di tanto in tanto la sua umanità, che comunque rimane nascosta, una debolezza da non mostrare a un mondo troppo crudo. La vita del witcher è una vita che indurisce, ed è inevitabile che sia così.

La sceneggiatura di The Witcher è di buona qualità, ma si evidenziano da subito delle problematiche importanti. Su tutte, è come se la serie si aspettasse che sappiate di cosa si sta parlando. Alcuni elementi vengono infatti infilati nella narrazione senza alcuna spiegazione, e questo può senza dubbio spiazzare chi non abbia giocato i videogame o letto i romanzi.
Di certo il mondo di The Witcher ha una politica complessa, tante razze, situazioni in continuo mutamento. Ma se da una parte è ovvio che non si potesse scendere nei dettagli, dall’altra è chiaro che si sia esagerato con i personaggi stessi. Geralt usa i Segni, senza che lo spettatore sappia cosa siano ‘sti Segni e a cosa servano. Io so di che si tratta, ma solo perché conosco il franchise.

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Nella prima stagione Netflix di The Witcher, Ciri è ancora una bambina.

Guardando la serie insieme ad altre persone ho ricevuto tante domande. Sarebbe stato opportuno accennare, spiegare almeno in parte il ruolo dei Segni, in particolare Axii, quello per il controllo della mente. Allo stesso modo, era necessario dare delle informazioni sull’età dei personaggi. Io so che witcher e maghi non invecchiano come le persone normali, ma uno spettatore casuale non può saperlo. Gli sceneggiatori toccano l’argomento durante alcune battute, ma non è abbastanza per chiarire perché Yennefer o Geralt non sembrino invecchiare. La sensazione è che questa serie Netflix di The Witcher sia stata pensata prima di tutto per chi è già un fan del franchise. Può starmi bene, ma resta un po’ di amaro in bocca, alcuni utenti troveranno certi passaggi poco chiari, non c’è dubbio.

The Witcher – Personaggi

Per fortuna, tanti altri elementi della produzione sono eccellenti. Come ben sappiamo, Henry Cavill ama i videogame di The Witcher di CD Projekt Red. La sua interpretazione è ineccepibile, ed è evidente come l’attore si sia divertito a calarsi nei panni dello strigo. Ha impostato la voce in maniera tale da assomigliare al doppiaggio originale presente nel gioco, con un risultato francamente inaspettato, straordinario. La serie TV di The Witcher deve essere vista in inglese, perché il doppiaggio italiano non è neanche lontanamente paragonabile al lavoro svolto da Cavill. Geralt ha una voce grave, profonda, roca. Si allinea con un carattere duro, con il mondo brutale, con l’esperienza di un combattente che ha sacrificato buona parte della propria umanità. La sola interpretazione di Henry Cavill potrebbe reggere buona parte della produzione, dunque vi consiglio caldamente di attivare i sottotitoli e godervi la voce originale.

Naturalmente il nostro Geralt non si ferma alle parole, ma passa spesso e volentieri all’azione. Tanto di cappello, da questo punto di vista, ai coreografi della serie TV Netflix, che hanno cercato di restare il più possibile fedeli al materiale originale. Il witcher è agile ed elegante, la sua abilità con la lama lo porta quasi a danzare, ci si aspetta di veder spuntare fuori all’improvviso un Syrio Forel. Alcuni combattimenti sono meno riusciti di altri, ma la qualità generale è elevata, anche grazie a un buon movimento della telecamera e ad un montaggio intelligente. Non manca un utilizzo di Segni e pozioni di vario genere, sulle quali però non si approfondisce più di tanto. Anche in questo caso gli sceneggiatori danno per scontato che sappiate cosa il witcher stia trangugiando e perché.

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Henry Cavill in The Witcher, nei panni di Geralt di Rivia, in una interpretazione pressoché perfetta, con una timbrica che ricalca quella del videogame.

Gli altri protagonisti recitano bene, sono in linea con quanto ci si aspetta dalle loro personalità. Convincente è in particolare Yennefer, che si distingue da subito per il suo carattere controverso. Alcuni l’hanno definita “un personaggio odioso”, dicendosi insoddisfatti dell’interpretazione. A mio parere sono critiche molto discutibili, perché Yennefer ha, nella storia, un rapporto piuttosto complesso con Geralt, fatto di amore ed odio. Non è un personaggio lineare, ha ambizioni, il suo carattere è conseguenza del vissuto di una ragazza per molti aspetti tormentata.

Sottotono invece Triss, che è presente solo in un paio di episodi. Con ogni probabilità le si darà più spazio nelle prossime stagioni, ma per adesso resta parecchio in ombra. Sono rimasto parecchio contrariato dall’aspetto dell’attrice, come molti altri utenti già al momento del casting. Nei romanzi, Triss viene descritta come una “ginger”, una ragazza dalla pelle chiara, con le lentiggini. I capelli, sempre secondo i romanzi, sono “del colore delle castagne ancora acerbe”. Ci si aspetterebbe quindi un castano chiaro, tendente al rossiccio.
Se dunque è vero che i videogame di The Witcher si sono presi qualche libertà con quel rosso accesso, è altrettanto vero che i capelli neri scelti per la serie TV di Netflix sono del tutto fuori luogo. Tra l’altro, per quanto i gusti siano pur sempre soggettivi, la Triss televisiva non ha lo stesso fascino di quella descritta nei romanzi o vista nel videogame. Forse gli sceneggiatori avevano paura di metterla in competizione con Yennefer, difficile a dirsi.

Tutto bene infine per Ciri, la bambina intorno a cui ruoterà l’intera storia. L’attrice recita in maniera convincente, si mostra spaesata di fronte ad eventi più grandi di lei, si oppone come può. Di certo possiamo aspettarci una crescita qualitativa da parte di un’attrice che vorrà sfruttare questa grandissima occasione. Chissà che in futuro non ci ritroveremo una nuova Emilia Clarke.

The Witcher – CGI, trucchi e costumi

Archiviato l’argomento interpretazione, devo muovere delle critiche ad alcuni elementi importanti. Non so che genere di budget Netflix abbia potuto stanziare per la serie, ma la sensazione è che abbia risparmiato su elementi sbagliati, fin troppo importanti. Mi sto riferendo, nello specifico, a trucchi, costumi ed effetti speciali. Preciso subito che non avviene troppo spesso, ma ci sono sicuramente dei momenti che fanno cadere le braccia a terra.

Iniziamo con l’armatura dei soldati di Nilfgaard, che non regge il confronto con quella vista nei videogame. A onor del vero, gli sviluppatori di CD Projekt Red hanno lavorato molto di fantasia, dato che nei romanzi si parla semplicemente di un’armatura nera. Vengono descritti più in dettaglio solo alcuni stemmi e le decorazioni sulle corazze degli ufficiali ma, proprio per la mancanza di dettagli, Netflix aveva praticamente carta bianca. Il risultato finale è davvero poco sensato, per nulla convincente, sembra una caricatura di se stesso. Avremmo preferito di gran lunga un’armatura più canonica che questa sottospecie di sacco per cadaveri. Vedere per credere.

Altro elemento di disturbo sono effetti speciali, trucchi e costumi, almeno in un paio di circostanze. Come sappiamo, il mondo di The Witcher è un fantasy occidentale classico, dunque sono presenti più razze. Ci sono umani, nani ed elfi, certo, ma c’è spazio anche per svariati ibridi. Nella serie TV Netflix abbiamo visto un uomo maledetto e un silvestre, entrambi realizzati in maniera orripilante. Il silvestre in particolare ricorda vagamente un muppet. Sembra un pupazzo arrivato direttamente dagli anni ’80, trovato nella cantina di qualche produttore e sbattuto in uno show di tutt’altro livello. Qualitativamente è una cosa che crea imbarazzo e un certo disagio.

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A sinistra l’armatura di Nilfgaard secondo l’interpretazione di CD Projekt Red. A destra la versione realizzata da Netflix per la serie TV di The Witcher.

Netflix ha presentato The Witcher come la sua risposta a Game of Thrones, ci si aspetta parecchio in termini di livelli produttivi. Non ha senso risparmiare su elementi fondamentali come armature o effetti speciali, stiamo parlando di un fantasy ambizioso, non di una serie finanziata su Kickstarter. Ci auguriamo caldamente che la compagnia aggiusti il tiro con la seconda stagione.

Ultimo elemento verso cui devo muovere delle critiche è la colonna sonora. Non è di per sé brutta, ma non è nemmeno paragonabile a quella dei videogame. Non ci sono tracce memorabili, nessuna sigla d’apertura, nessun accompagnamento come nei combattimenti o nelle esplorazioni del gioco. C’è invece una soundtrack piuttosto anonima, che si limita alla mediocrità. Di tanto in tanto ci sono accenni di cori e canti, che forse intendono riportare alla memoria le nostre cavalcate su Skellige, o le battaglie con la Caccia Selvaggia. Non riescono però ad accenderci come dovrebbero, e vengono dimenticati nel giro di qualche minuto. Unica eccezione è una canzone improvvisata dal bardo Dandelion (Jaskier), che ha già il suo seguito di cover su YouTube.

The Witcher – Inclusione e diversità?

Tocchiamo un elemento spinoso, ovvero il discorso “inclusione e diversità”. Come ben sappiamo, gli Stati Uniti stanno affrontando una sorta di crisi mistica da qualche anno a questa parte. Tra il razzismo imperante e gli scandali sulle molestie sessuali, si sono creati numerosi movimenti a partire da quel #metoo che un po’ tutti ricordiamo. Netflix è in prima linea nella difesa di queste ideologie, ed è il principale motivo per cui i protagonisti delle sue serie tendono ad essere donne piuttosto che uomini, persone appartenenti a minoranze etniche piuttosto che bianchi occidentali.

Tutto ciò ha avuto ripercussioni anche su The Witcher, in particolare per la scelta degli attori. L’opera originale è ambientata in un occidente fantasy dove elfi, nani ed esseri umani condividono lo stesso mondo. Si tratta in prevalenza di gente dalla pelle bianca, come ci si aspetterebbe da una Polonia medievale.
Nella serie TV di Netflix c’è però spazio per asiatici e attori dalla pelle nera, in ruoli anche molto importanti. Esempio più importante è quello della maga Fringilla, che per l’occasione è un’afro-americana. Non c’è alcuna ripercussione concreta sulla storia, è solo un elemento diverso rispetto all’opera originale, paragonabile alla Triss con i capelli neri di cui parlavamo poco fa. Ciò che infastidisce non è certo la presenza di un’attrice di colore, ma il fatto che Netflix ne abbia imposto la presenza senza che questa apporti nulla alla storia.

Ciri viene accompagnata per un tratto da un elfo, anche questo di colore. Anche in questo caso, credo che la cosa sia piuttosto irrilevante. Meno sensato è, dal mio punto di vista, il casting per alcune delle driadi. In questo caso utilizzare attrici di colore è del tutto fuori luogo, sbagliatissimo se pensiamo al rispetto dell’opera originale. Si parla di una razza, non di un singolo personaggio.
Allo stesso modo, non ho ben capito perché la figlia di un personaggio palesemente occidentale debba essere asiatica. Non farò spoiler, ovviamente, ma sono rimasto interdetto. Sono i classici elementi infilati lì senza che ci sia davvero un motivo, giusto per poter dire “inclusion and diversity”. Sarebbe opportuno muoversi con la ragione, piuttosto che un cieco partito preso.

The Witcher: Stagione 1 – Netflix – Conclusioni

La prima stagione Netflix di The Witcher non è esattamente un capolavoro, ma rimane comunque una buona serie fantasy. Non entra in competizione diretta con un colosso come Game of Thrones, sia per una naturale diversità nella scala della sceneggiatura, che per decisioni discutibili prese da Netflix in termini di budget. Se da una parte abbiamo un Henry Cavill stellare, dall’altra ci sono alcuni effetti di CGI e alcuni trucchi che lasciano interdetti. La sceneggiatura va quasi sempre bene, a parte un secondo episodio che fa davvero troppo Harry Potter. C’è comunque una certa progressione nell’approfondimento dei personaggi e nella comprensione delle motivazioni.

La seconda stagione di The Witcher uscirà su Netflix nel 2021. E’ già stata confermata, e ci auguriamo che gli ascolti possano essere sufficienti a garantire alla serie un futuro con investimenti all’altezza. Se Netflix vuole una produzione che ricalchi il successo di Game of Thrones dovrà certamente aggiustare il tiro su tanti elementi. Non si può contare solo sullo zoccolo duro composto dai giocatori e dai lettori dei romanzi, ma è necessario affascinare anche il pubblico di massa. Auguriamoci che l’azienda ascolti il feedback e lavori sui propri errori. Per il momento abbiamo una buona serie TV, ma non un capolavoro.