Dato che in questi giorni EA sta aumentando pericolosamente il suo livello di spregevolezza, gli altri publisher AAA iniziano ad essere invidiosi. 2K nello specifico sembra voler gareggiare ad armi pari con l’azienda di Mr. Robot nello scontro fra titani del marciume etico. Per farlo ha introdotto delle pubblicità impossibili da saltare nelle schermate di caricamento di NBA 2K19. Già, perché non bastavano delle micro transazioni invasive e un sistema economico da gioco mobile freemium, ora bisogna raschiare il fondo con gli annunci a pagamento.

Tutto questo, ricordiamo, in un prodotto venduto a prezzo pieno. A 2K non basta vendere anno dopo anno lo stesso gioco alla stregua di EA con i suoi sportivi, ora ha bisogno che guardiate la pubblicità di una serie TV di cui non frega un cazzo a nessuno. E se non vi garba vi attaccate, quei 15 secondi del vostro tempo alla fine di un caricamento andranno persi per sempre. Intanto i dirigenti di 2K si godono il succo di dollaro con ghiaccio e limone comodamente spaparanzati ai bordi delle loro piscine private.

Se avete una buona memoria ricorderete che una mossa del genere era stata tentata anche da quei furboni di Capcom con Street Fighter V. Lì gli sponsor invadevano sia schermate di caricamento che fondali e skin dei personaggi, il tutto in modo particolarmente discreto ed elegante (sì, è sarcasmo). Fortunatamente ai giocatori veniva concesso il privilegio di non visualizzare le pubblicità, al costo irrisorio di una diminuzione della valuta ottenuta in game. La Fornero sarebbe orgogliosa.

nba 2k19

2K inserisce spot pubblicitari da 15 secondi dopo i caricamenti di NBA 2K19

Ora, però, mettiamoci nei panni di un fan di NBA 2K giusto per qualche minuto. Abbiamo anzitutto speso 60-70€ per il gioco, più eventuali 40 per la versione speciale. Poi mettiamoci le micro transazioni, indispensabili per evitare di trascorrere mesi nel grinding più totale. Non manca l’attesa per le patch, senza le quali il gioco sarebbe ingiocabile al lancio nonostante si tratti di una fotocopia a colori di quello uscito l’anno precedente. E infine le pubblicità non skippabili, che fungono da ciliegina marrone sulla torta di sterco equino fumante. Alla luce di tutto ciò, non vi sentireste presi per il culo almeno un pochino?

È già ridicolo quando ci vendono giochi con product placement all’interno, come nel caso di Final Fantasy XV con le sue fantastiche insegne di Cup Noodles e American Express (in un mondo dove l’America non esiste). A quanto pare non abbastanza per gli standard del mondo di clown in cui viviamo. Servono più avarizia e disonestà. La trasformazione dei titoli PC e console in app mobile glorificate è sulla via del completamento. Tra annunci, timer, booster, loot box e quant’altro le carte di credito di mamma e papà non sono mai state così a rischio.

Chissà se Electronic Arts prenderà spunto aggiungendo le pubblicità obbligatorie su Anthem. Per lo meno darebbe ai 4 giocatori rimasti qualcosa da fare durante i 10 minuti di caricamento. O dite che volevano farlo fin dall’inizio e poi ci hanno rinunciato in corso d’opera? Chissà, io so solo che di questo passo le normative introdotte dai governi in ambito gaming diventeranno davvero pesanti. E allora non ci sarà più Kinder Sorpresa o “surprise mechanics” che tenga.