Ultimamente Sony sta facendo davvero di tutto per rendersi odiosa e cedere campo ai rivali. Prima la debacle sul cross-play, poi le politiche censorie su PlayStation 4, il lancio mediocre di PS Mini e l’allontanamento dagli studi di sviluppo giapponesi. Tutto ciò ha contribuito a rendere estremamente diffidenti me e tanti altri ex-estimatori del colosso ormai 100% californiano. Ora alla lista dei passi falsi dobbiamo aggiungere anche la chiusura dei server in DriveClub, prevista per il prossimo anno.

La notizia non è rilevante tanto per il titolo in sé, quanto per le ombre che getta sul futuro del gaming online. Immaginate di comprare un gioco multiplayer e spendere dai 60 ai 100€, escluse micro transazioni. Ci giocate un po’, vi appassionate, magari vi prendete una pausa per poi tornarci più avanti. All’improvviso, dopo neanche un anno, non potrete più accedere alla componente online.

Esattamente quanto accaduto con Gravity Rush 2, Kill Strain (a breve Drawn to Death e StarBlood Arena) e tanti altri prodotti venduti sullo store di Sony. DriveClub è un attimino meno recente ma la musica non cambia. Si tratta comunque di una perdita di feature totalmente ingiustificata in un prodotto che gli utenti hanno pagato. L’esempio classico è quello di una casa automobilistica, che passato un anno dall’acquisto della vostra auto, fa irruzione nel garage e vi fotte gli pneumatici o il motore.

Nel caso di Sony la situazione è ancor più paradossale perché state pagando l’abbonamento al Plus. Abbiamo già discusso ampiamente sul concetto di pagare per giocare online, e sapete come la pensiamo. Ci si aspetterebbe che quantomeno pagando si evitino avvenimenti come la chiusura dei server in giochi di alto profilo. E invece no, perché sapete, Sony deve risparmiare. Non guadagna abbastanza. E intanto noi paghiamo prezzi sempre maggiori per avere servizi sempre peggiori.

Soyny sony senran kagura

Tra censura e altre belle cose, Sony non sta attraversando il suo momento migliore

Poi c’è la concorrenza. Come qualcuno fa notare, i server di Gears of War su Xbox 360 sono attivi da 15 anni. Su Steam possiamo giocare a qualsiasi multiplayer gratuitamente e gli sviluppatori supportano in autonomia i propri server. Sony questo, al momento, non lo permette. Perché? Mistero della fede. Forse per proteggere i bambini, o altre simili scuse campate in aria. For the players.

E tutto ciò nonostante le ultime dichiarazioni della compagnia, intenzionata a spingere sui titoli online. Bene, guarda, non vediamo l’ora. Giochiamo un annetto e poi via nell’oblio per farci spendere ancora. Spendere doppiamente e non avere neanche i diritti sul prodotto acquistato. Pian piano ci tolgono parti del servizio aumentandone i costi, un po’ come Amazon. Non passerà molto dalla rimozione in toto dei giochi “gratuiti” con il Plus, ormai ridotti all’osso sia in termini numerici che qualitativi.

Ma la domanda qui è: sarà davvero sostenibile un futuro sempre online, specialmente in cloud? Non vi spaventa l’idea di perdere a caso parti della vostra libreria per i diktat di Sony, Microsoft, Nintendo o Google? Io sono uno dei pochi che continua a comprare fisico e a giocare online solo su PC. Chiamatemi tradizionalista ma quando compro qualcosa voglio assicurarmi che sia effettivamente mio e che possa farci il cazzo che mi pare quando mi pare, senza dover sottostare ai capricci e all’avidità del publisher di turno.

Teniamo gli occhi aperti perché dietro il progresso si celano spesso grandi fregature. Si fa un gran parlare di servizi online e live service ma cos’è che ci guadagniamo noi giocatori in tutto ciò? Roba come il pizzo per giocare online, micro transazioni a pioggia, disastri come Anthem, Fallout 76 e server chiusi dopo 1-2 anni. Bello, vero? Il futuro del gaming sembra piuttosto promettente, non c’è che dire.