Valve ha da poco dato il via ai tanto attesi saldi estivi su Steam, un momento dell’anno importante da larga parte della community PC. Di solito ci sono sconti piuttosto generosi, tanta gente ha la possibilità di mettere le mani su prodotti lasciati in wishlist in attesa di prezzi più allettanti.

Come spesso accade durante questi eventi, Steam ha accompagnato i saldi con un nuovo gioco a cui dedicarsi attraverso il browser o il client PC. Ciascun utente può scegliere di appartenere ad una squadra tra le 5 disponibili, guadagnando punti e cercando di portarla al traguardo prima delle altre. Valve ricompenserà ogni giorno alcuni giocatori casuali della squadra vincitrice, regalandogli un gioco tra quelli presenti all’interno della loro wishlist.

Sembra che l’evento non sia stato progettato purtroppo nel migliore dei modi, con un paio di leggerezze che hanno portato con sé tanti, tanti problemi.
Prima cosa, i team tra cui è possibile scegliere sono Lepre, Tartaruga, Corgi, Pappagallino e Maiale. Non sappiamo se in Valve abbiano un problema di disconnessione con la realtà ma, senza troppe sorprese, il 90% dei giocatori ha scelto di far parte del team Corgi, che è subito andato in testa polverizzando tutti gli altri. In maniera altrettanto ovvia, quasi nessuno ha deciso di far parte del team Maiale, mentre uno stupore generalizzato si diffondeva negli studi di Valve.
I giocatori che hanno scelto squadre diverse da Corgi si sono giustamente lamentati per questa disparità e per il fatto che non potessero vincere nulla, e Valve ha già rilasciato un update lato server che ha migliorato la situazione.

Team Corgi di Steam massacra sorprendentemente tutti gli altri

Forse con un minimo di lungimiranza sarebbe stato possibile evitare questa situazione paradossale. Magari era sufficiente pensare al fatto che il Corgi è un cane, e che la gente ama i cani. Poi, oltre ad essere un cane, è anche un Corgi. Ti aspetti davvero che si possa creare una sfida equilibrata con un maiale? Prossima volta mettete il team Dragone contro Merda Secca. Chissà dove andranno ad iscriversi i giocatori!

Questo ovviamente era il problema meno importante, ma comunque abbastanza divertente da meritare la menzione. Il guaio vero ha riguardato gli sviluppatori indipendenti, che hanno visto i propri videogame venire rimossi in massa dalle wishlist dei giocatori.

Steam ha infatti combinato un casino col regolamento, invitando i giocatori ad aggiornare le proprie wishlist, e dicendo che i vincitori avrebbero ricevuto uno dei giochi presenti nelle liste. Conseguenza: in tantissimi hanno rimosso i giochi indipendenti o poco costosi, lasciando esclusivamente i tripla A da 60 euro e passa. Del resto, se voi aveste la possibilità di vincere un gioco, perché dovreste volere un giochino da pochi euro, quando potreste ottenerne uno dal valore maggiore?

Uno sviluppatore indie ha notato l’improvvisa rimozione del proprio gioco dalle wishlist degli utenti e, giustamente preoccupato, ha fatto partire una discussione. Nel giro di pochissimo molti altri sviluppatori indie hanno confermato il trend negativo.
Valve e Steam hanno cercato di correre ai ripari chiarendo che, in caso di vittoria, il sistema avrebbe scelto in automatico solo uno tra i primissimi giochi presenti nelle wishlist degli utenti. Non si trattava quindi di dover aggiungere o rimuovere dei videogame, ma solo – eventualmente – di cambiarne le posizioni. Peccato che la spiegazione sia arrivata un po’ troppo tardi, e che a questo punto il danno sia ormai irreparabile per un enorme numero di sviluppatori indie.

thomas was alone steam

Thomas Was Alone, una perla indipendente presente su Steam

Questa gigantesca gaffe di Valve porta nuovamente alla luce una tematica importante. Come ormai tutti sappiamo bene, Steam è da un certo punto di vista un mondezzaio. Ogni giorno viene rilasciata una quantità allucinante di videogame, senza che ci sia alcun tipo di controllo qualità, con pubblicazioni basate esclusivamente su una tassazione iniziale e su code più o meno lunghe.

Diversamente da negozi digitali tipo GOG, su Steam viene pubblicato un po’ di tutto, dal tripla A, alla gemma indipendente, al clone di un titolo più famoso, al più atroce degli asset flip, agli shovelware. Nel corso degli anni abbiamo assistito a un gran numero di scandali, e nel tempo una cosa è diventata assolutamente evidente: riuscire a ritagliarsi uno spazio su Steam è estremamente difficile, specialmente per gli sviluppatori indipendenti o sprovvisti di finanziamenti esterni.

Ci sono utenti e content creator che giorno per giorno vanno a scandagliare i meandri dello store di Valve, alla ricerca di produzioni meritevoli di ricevere l’attenzione dei consumatori. Alcuni prodotti hanno successo, ricevono un po’ di pubblicità su Reddit, sui forum di discussione, magari riescono addirittura a venire coperti da qualche blog o da qualche streamer online. Esistono però tantissimi videogame interessanti che finiscono inevitabilmente per annegare senza fare rumore.

Tanti giocatori hanno su Steam una wishlist chilometrica, che magari viene utilizzata proprio per tenere traccia di produzioni piccole, che ci eravamo proposti di acquistare quando il prezzo sarebbe diminuito, o quando il nostro backlog ci avrebbe consentito un attimo di respiro.
Ecco, sono proprio questi i prodotti che sono stati rimossi dalle wishlist durante l’evento estivo, quei videogame da 5, 10 o 15 euro che la gente si ripromette di giocare, prima o poi, ma che finiscono sempre in secondo piano di fronte al tripla A di turno.

to the moon steam

To the Moon ha saputo farsi conoscere anche su Steam

Pensiamo a To the Moon, un gioco sviluppato utilizzando RPG Maker. Chi lo conosce sa che è un piccolo capolavoro di storia e sceneggiatura. Se un gioco del genere fosse stato rilasciato oggi, con ogni probabilità nessuno gli avrebbe concesso lo spazio o il tempo necessari per scoprirlo e apprezzarlo. Stesso discorso per produzioni “piccole” come VVVVVV, Super Hexagon, Thomas Was Alone e tantissimi altri.
Steam ha dei problemi innegabili, causati da una mala gestione che continua da anni, nel totale disinteresse di Valve. E’ chiaro che tanti sviluppatori preferiscano andare su Epic Store che, per quanto terribile possa essere agli occhi del consumatore informato, offre una visibilità ampiamente superiore per via del ridotto catalogo, e introiti superiori in virtù della tassazione inferiore.

Siamo nella situazione paradossale in cui Epic Store si trova dove si trova soprattutto a causa della noncuranza di Valve. La compagnia di Newell vanta un portale con un numero impressionante di feature ma, per qualche motivo, nessuno si è mai preoccupato di filtrare i videogame presenti nello store, preferendo affidarsi al lavoro della community.

Vorrei ricordare allora il caso di Kamiko, una piccola produzione indipendente lanciata sull’eShop di Nintendo Switch qualche tempo fa. E’ un giochino, nulla di complicato o di particolarmente rifinito. Un semplice adventure bidimensionale, realizzato con un budget estremamente ridotto, piuttosto breve e poco impegnativo.
Kamiko però ha venduto oltre 250.000 copie, un numero spropositato per un gioco del genere. Attenzione, non è affatto un brutto gioco, anzi, l’ho trovato piuttosto piacevole. Ciò su cui dobbiamo riflettere è il fatto che un gioco del genere sarebbe certamente rimasto nell’ombra, se fosse stato pubblicato su Steam. Lo sviluppatore ha scelto invece l’eShop, affidandosi alla selezione di Nintendo, alla scarsa competizione e a un prezzo aggressivo. Kamiko ha avuto la visibilità sufficiente per farsi conoscere, cosa che su Steam non avviene quasi mai.

kamiko steam

Invece di scegliere Steam, Kamiko ha optato per eShop Nintendo, ottenendo un successo straordinario

Ecco perché ciò che è successo durante i saldi estivi è a tutti gli effetti una tragedia. Videogame che erano stati scoperti per caso, per una parola in più scambiata su un forum, vengono cancellati dalle wishlist di migliaia e migliaia di giocatori, togliendo potenziali introiti ai piccoli sviluppatori indie che magari avrebbero un grande talento a cui dare sfogo.

Steam non può permettersi errori del genere. Non adesso, non mentre Epic Store seduce qualsiasi produttore con i suoi soldi e i suoi contratti di esclusività. Il problema degli shovelware continua ad essere vivissimo, e a questo punto non si può continuare a perdere tempo girandosi i pollici, bisogna trovare delle soluzioni e bisogna trovarle ora.
Magari con uno staff di persone incaricate di selezionare i videogame proposti per lo store, oppure proponendo una versione riveduta e corretta del vecchio Greenlight. E’ necessario effettuare una selezione e ridurre il numero di giochi che vengono pubblicati, rimuovendo al tempo stesso tutti quei contenuti inutili che si limitano a rendere le cose più difficili a chi invece meriterebbe di più.

Il vecchio Gabe dovrebbe forse pensare un po’ meno alla realtà virtuale e un po’ più alle cose urgenti. Poi, se possibile, ci piacerebbe anche che imparasse a contare fino a 3.