Da quando Sony ha cambiato leadership ed è diventata a tutti gli effetti una parte della Silicon Valley, le politiche dell’azienda hanno subito un mutamento a dir poco drastico. I dati ufficiali parlano di un unico settore rimasto a galla, quello del gaming, a fronte del crollo dei rami multimediali comprendenti TV, altoparlanti e smartphone. Il colosso si regge ora interamente sulle spalle di PlayStation, che nel 2020 vedrà l’arrivo della prossima console ammiraglia di nuova generazione, ovvero PS5.

Considerando che i profitti in ambito videoludico sfiorano i 21 miliardi solo nell’ultimo anno fiscale, risulta difficile parlare di disastro per la compagnia. Tuttavia, un potenziale flop della nuova console potrebbe avere risvolti davvero catastrofici. A tal proposito i dirigenti Sony, con in testa Kenichiro Yoshida, si dimostrano più che ottimisti, anzi addirittura spavaldi. Sentiamo cos’hanno dichiarato ai microfoni del Wall Street Journal e poi commentiamo con la diplomazia che ci contraddistingue.

Secondo il CEO Yoshida oggi nel gaming i dettagli rivestono un ruolo chiave. Elementi come il ray tracing sarebbero diventati importantissimi in fase di sviluppo, considerando che a suo dire gli utenti che acquistano una console moderna (hardcore gamer) lo fanno per godersi giochi dalla grafica avanzata in stile Red Dead Redemption 2. Infatti, quando si parla di concorrenza, Sony considera un serio rivale soltanto Microsoft (e Google in minima parte ma non al momento), giacché il target di Nintendo sarebbe sensibilmente più giovane rispetto a quello di PlayStation.

god of war sony

Sony vuole concentrarsi esclusivamente su pochi tripla A

Yoshida continua poi affermando che il suo obiettivo è concentrarsi sul mercato dei tripla A, dove passa la percentuale maggiore di profitto. Il modus operandi consisterà nell’espansione degli studi di sviluppo first party e nell’acquisto in esclusiva dei titoli ritenuti più redditizi. Come Sony Pictures, la divisione gaming concentrerà il grosso delle risorse nello sviluppo di una manciata di blockbuster per contrastare la pioggia interminabile di uscite nel mercato globale.

La posizione sugli indie è cambiata di conseguenza, visto l’ingente numero di studi medio-piccoli (soprattutto giapponesi) a cui Sony ha fatto mancare il proprio supporto diretto. Politica diametralmente opposta a quella di Nintendo, che invece continuerà a sostenere il mondo indipendente già al prossimo Tokyo Game Show con degli eventi dedicati. Sony promette di non far mancare l’accoglienza agli indie sul PSN ma porrà l’enfasi sul consolidamento dei rapporti con i principali publisher, visto che a detta di Yoshida le risorse sono limitate.

La gente, secondo l’intervistato, compra una console per godersi titoli di alta qualità disponibili solo su quella piattaforma, non per giocare alle produzioni minori disponibili anche su smartphone. Alle preoccupazioni espresse da vari analisti nipponici che prevedono un calo nella varietà dell’offerta Sony rispetto ai principali rivali come Nintendo e Valve, poi, l’azienda fa spallucce. I giochi minori di terze parti saranno comunque presenti sul PSN, persino senza un supporto diretto da parte della compagnia, perché la popolarità di PlayStation la rende imprescindibile per tutti gli studi di medie-piccole dimensioni.

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Google Stadia non è vista da Sony come una reale minaccia

Riguardo a Stadia e al cloud gaming, infine, Sony ritiene sia comunque necessario possedere una console fisica, anche a fronte di possibili problemi con le connessioni internet. PS5 supporterà 8K, sarà velocissima in rendering e caricamenti e dimostrerà a tutti perché le console fisiche siano ancora indispensabili. Questo e il focus sulle esclusive first party con grandi budget costituiscono la strategia di Sony nell’industria dei videogiochi da qui in avanti.

Ora, da queste dichiarazioni si evince sicuramente un concetto chiave. In Sony stanno tentando di seguire la strada del maestro cazzaro Tim Sweeney e dei suoi colleghi Andrew Wilson e Strauss Zelnick. Non solo, ma oltre alle cazzate ci si aggiungono un’ignoranza e un’arroganza notevoli, le stesse che hanno portato SEGA, Atari e Phillips fuori dal mercato console decenni or sono.

Secondo Sony il ray tracing, tecnica ammazza-framerate applicata da un pugno di sviluppatori in tutto il mondo, sarebbe indispensabile. Se chiedete ai possessori di RTX (me compreso) non ne troverete mezzo che sceglie di utilizzarlo attivamente nei pochi giochi supportati. Il motivo è semplice: il risultato visivo non giustifica l’enorme impatto prestazionale, specialmente nei titoli multiplayer dove spesso e volentieri non si ha il tempo materiale di osservare gli scenari in dettaglio con la lente di ingrandimento.

Altro discorso è quello dei single player, dove il tempo per guardarsi attorno c’è eccome ma, prendendo in esame Metro Exodus, si passa da tripla a doppia cifra in termini di framerate. E tutto questo su sistemi di fascia alta, a risoluzioni inferiori al 2160p e con tanto di DLSS attivo, che aggiunge all’immagine un simpatico effetto vaselina in stile FXAA. Questi sarebbero i dettagli su cui concentrarsi? Io direi che se parliamo di tecnica dovremmo invece focalizzarci in primis sull’offerta di un 1080p 60FPS globali e da cui non è concesso scendere per nessun motivo.

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Sony crede che Ray Tracing sia assolutamente fondamentale, quando all’atto pratico uccide il framerate

Uno dei fattori decisivi nella scelta di un PC da parte dei giocatori è proprio la scalabilità offerta in termini qualitativi e prestazionali. Posso decidere di rinunciare a determinati filtri, ridurre il livello di dettaglio di terreno o fogliame, abbassare il campo visivo, scalare la risoluzione e tanto altro. Su console, ad oggi, e neanche in ogni titolo, è possibile scegliere tra due preset relativi rispettivamente a risoluzione e framerate, con risultati spesso mediocri e anacronistici, specialmente se come noi giocate già da tempo a 1440p e 165fps su PC.

Gli utenti che vogliono godersi giochi dalla grafica avanzata, come dice Yoshida, non vanno di certo su console. Sfido chiunque a preferire la versione PS4 di The Witcher 3 a quella PC. E poi cos’è ‘sta storia che hardcore gamer equivalga a volere il graficone? Stiamo scherzando? Hardcore gamer, per definizione, indica semmai una tipologia di giocatore meno interessata al comparto grafico rispetto ai casual gamer. Se ti interessa soltanto la grafica, a parer mio, non sei tanto un giocatore quanto uno spettatore. Fai prima ad andare al cinema o a comprarti un OLED 4K HDR da 55” e spararti Love, Death and Robots. Essere hardcore gamer significa tutt’altro che limitarsi a comprare Uncharted e God of War, piuttosto apprezzare una moltitudine di generi e nicchie di mercato mettendo al primo posto il divertimento, la sostanza, il gameplay.

the witcher 3 blood wine

La grafica migliore è sempre su PC, mai su console

Onestamente ritengo davvero scioccante che il presidente di una compagnia come Sony possa avere certe convinzioni. Lo stesso fatto di ritenere le console Nintendo delle piattaforme per bambini testimonia che quest’uomo non ha proprio idea di cosa stia accadendo nell’industria dei videogame. Il target di Nintendo è sensibilmente più giovane rispetto a quello di Sony, eh? Strano, a me sembra l’esatto opposto. Avevo letto un report finanziario ufficiale della stessa Nintendo dove venivano forniti numeri ben precisi riguardo all’età e al sesso dei giocatori sulle loro piattaforme. Dall’infografica risulta che, per la sorpresa di nessuno in particolare, soltanto il 5% degli utenti ha meno di 13 anni. E quasi il 73% ne ha più di 18. Bambini un po’ cresciutelli, insomma, non tanto come i milioni di tredicenni brufolosi parcheggiati dai genitori a drogarsi di Fortnite, Call of Duty e FIFA su PS4.

Tra l’altro, devo ricordarvi di Omega Labyrinth Life con le sue due versioni tra cui quella censuratissima riservata a PS4 e quella senza veli destinata a Switch? Oppure delle centinaia di eroge censurati e/o bannati dal PSN perché troppo piccanti per gli standard di Sony e lasciate intatte su eShop? Le politiche censorie dettate dai mastri soiai californiani non hanno fatto altro che spingere i giocatori adulti, in particolare i giapponesi, a tornare in Nintendo. E lo testimoniano gli incredibili numeri di vendita di Switch che hanno già superato quelli di PS4 nel sol levante.

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Sony sta operando pesantissime censure, soprattutto in Giappone

Ma poi mi chiedo una cosa. Se dici che non ti interessano più i casual gamer e definisci la tua futura console “di nicchia” perché le tue politiche contenutistiche sembrano incentrate esclusivamente sulla protezione dei minori? La domanda, naturalmente, è retorica. Sappiamo benissimo che ci sono di mezzo politica, femminismo e giustizia sociale. I bambini, come sempre, sono lo specchietto per le allodole preferito da chi non ha argomenti validi, alla stregua dei “giornalisti” che additano i videogiochi violenti come la causa di ogni male sulla terra. Che s’inculino un cipresso, citando un esimio poeta contemporaneo nostrano.

Per quanto riguarda invece la questione tripla A direi che la strategia di Sony fosse ampiamente prevedibile e cristallina ormai da un po’. Puntare tutto sui first party e su alcune esclusive temporali pagate a suon di milioni in stile Epic Games Store ritengo sia una mossa proficua dal punto di vista economico. Chiaramente detesto dover attendere mesi o anni per un Death Stranding, un Final Fantasy VII Remake o un Judgment ma finché si tratta di terze parti posso stare tranquillo che prima o poi arriveranno sulle altre piattaforme.

Per le esclusive first party ho interesse pari allo zero, trattandosi di semplici copia e incolla di The Last of Us con nomi diversi praticamente senza sosta da 5 anni a questa parte. La varietà degli studi Sony è andata a farsi friggere da quando i vertici hanno accantonato la filosofia di game design giapponese e abbracciato in toto quella occidentale, scaricando tutto il peso della baracca sulle spalle di Naughty Dog e Santa Monica. Poi per carità, i gusti sono gusti, ma non mi si venga a dire che il catalogo delle esclusive Sony di oggi sia lontanamente paragonabile a quello di generazioni addietro, sia per qualità che per varietà.

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Sony ritiene che gli indie non siano rilevanti

E in tutto ciò viene ribadito il disinteresse nei confronti di indie e produzioni minori, dimostrato in parte con l’entrata in vigore delle politiche di censura medievale e in parte con l’interruzione degli eventi dedicati al mondo indipendente in fiere come il Tokyo Game Show. Perché alla gente interessano solo i tripla A, non gli indie che puoi trovare anche su smartphone. Un bel modo di sminuire l’industria dei videogame al di fuori dei soliti noti, non c’è che dire caro Yoshida.

Tralasciando il fatto che “produzione minore” non equivalga ad app mobile (e se lo pensi sei davvero un idiota), vorrei ricordarti come persino i progetti portati avanti da un solo sviluppatore, come ad esempio Undertale, possano essere molto più profondi e divertenti dei tuoi titoloni blockbuster del menga. Forse avrai in mente quelli che hai lasciato venissero pubblicati sul PSN, ad esempio Life of Black Tiger, Toro, Wander e Orc Slayer, degli asset flip malfunzionanti che persino Steam si vergogna di vendere.

E forse non sarai neanche interessato a cambiare idea, vista l’arroganza che dimostri. Questo signore ha praticamente detto che la sua compagnia non ha bisogno degli indie e può permettersi di trattarli come la merda. Sono loro ad aver bisogno della popolarità di PlayStation. Credo sia anche impossibile da commentare senza scendere nel turpiloquio. Non è che esistono giochi come Kamiko, Stardew Valley, Hollow Knight, Dead Cells, Enter the Gungeon, Celeste e tanti altri in grado di superare agevolmente le 200.000 copie ciascuno e 2-3 milioni in totale. Na, quelle sono solo leggende metropolitane.

Ma con Sony e i suoi fanboy è soltanto fiato sprecato. E siccome sono stanco di sprecarne, mi limito a chiamare in causa il Conte Dooku lasciando il seguente monito finale. A doppia superbia, doppia caduta. Ci vediamo alla prossima generazione, Sony.